Un maalox anche per il centrosinistra

clodigNessun effetto Renzi. Nessun effetto Serracchiani. Nello stesso giorno in cui in Italia, in Friuli, e (sì) anche nelle valli del Natisone, il Partito democratico alle europee ha raggiunto il massimo storico ed è praticamente ovunque (e di gran lunga) il primo partito, i candidati sindaci del centro sinistra sono sonoramente sconfitti alle comunali. Il risultato finale sui sindaci, la ‘manita’ 5 a 0, era anche abbastanza pronosticabile alla vigilia. Non altrettanto, probabilmente, le dimensioni della sconfitta dei candidati di centrosinistra. Ancora meno alla luce dei risultati delle europee. È vero: nel voto locale le dinamiche elettorali sono del tutto diverse. Personalismi, antipatie, parentele e amicizie rendono più difficile un’analisi politica dei risultati. In ciascuno dei comuni poi ci sono stati fattori diversi che hanno condizionato il voto. Da qualche parte liti interne ed ex alleati che sono diventati i principali oppositori tanto da spendersi nella campagna elettorale porta a porta per  la (ex) parte avversa. Da altre, ex oppositori candidati a sindaco da maggioranze uscenti. Quando il divario tra i due schieramenti è così ampio (salvo che nel caso di Stregna) le ragioni sono dunque molteplici. Mentre il centrodestra nelle valli gongola, nel centrosinistra, dopo il maalox alla Grillo, partirà la riflessione sulle ragioni della sconfitta. Programmi, scelta dei candidati, modi e tempi della campagna elettorale e quant’altro.
A noi però sembra che (almeno) una delle questioni che ha influito su questi risultati sia stata, ancora una volta, la questione slovena. Ci pare che abbia prevalso ancora – tanti anni dopo il trattato di Osimo – la logica del referendum contro l’annessione delle Valli del Natisone alla Slovenia, per citare il titolo di una marcia su Cividale di qualche anno fa.
Una campagna a volte silenziosa, fatta di subdole insinuazioni da bar su neanche lontanamente vere indagini della finanza su presunti fondi neri a qualche associzione slovena. O, anche, sull’obbligo di istruzione in sloveno che in caso di vittoria del candidato sindaco di centrosinistra sarebbe stato imposto a tutti i bambini delle valli.
Una campagna, altre volte, urlata, nero su bianco, su programmi elettorali e ‘bollettini distribuiti gratuitamente’ contro i fondi che – da sempre alla luce del sole – arrivano alle associazioni slovene.
Proprio da chi, tra l’altro, con i fondi della Slovenia, anzi (pardon) dell’allora Jugoslavia comunista ha costruito a lungo parte delle proprie (diciamo così) fortune personali.
Su questo noi, che non abbiamo nelle corde la capacità di nasconderci dietro un dito e che, come dice la nostra testata, siamo un settimanale sloveno, abbiamo le nostre responsabilità. Abbiamo sottovalutato la percezione reale di un pericolo immaginario: la nazionalizzazione slovena in atto delle valli.
Non siamo stati abbastanza incisivi a disinnescare paure anacronistiche che, per troppi anni, abbiamo sperato si potessero superare grazie all’Unione europea, a Schengen o ai buoni rapporti fra Italia e Slovenia. Non siamo stati abbastanza chiari nel dire ciò che ci sembrava un’ovvietà, ossia che non siamo in Crimea.
Da qui, quindi, ci riproponiamo di ripartire. Garantendo a chi ci segue (anche a quanti non stiamo affatto simpatici) che – finché ci sarà possibile e anche dopo – continueremo ad impegnarci per quello che crediamo sia il bene di questa comunità.

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