Arte con i sassi per costruire spazi di pace

Spazi per la pace dove cent’anni fa si costruivano spazi per la guerra. Nasce da questa idea, che è in qualche modo anche una necessità, il progetto il cui primo ‘tassello’ è stato presentato sabato 13 dicembre a passo Solarje, nel comune di Drenchia. “Non siamo qui per ricordare la guerra, ma per usare l’arte per raccontare ciò che sarà”. Così Francesco Rossi ha spiegato il senso del progetto Altrememorie curato dall’associazione culturale udinese Modo e sostenuto dalla Regione. Un progetto già avviato lungo un percorso di circa due  km che si sviluppa su una parte dell’Alpe Adria trail e della pista di fondo Bassa Saisera, ma che in Benecia, nelle zone dove si è combattuta cruentemente la Prima guerra mondiale e dove il confine per decenni ha avuto una connotazione negativa, acquista un significato del tutto particolare.solarje2
Sabato sono state quindi inaugurate e apposte nei pressi del cippo che delimitava Italia e Jugoslavia prima, Italia e Slovenia poi, due opere, entrambe realizzate con sassi perché “si portano dietro la storia del mondo”.
Con la sua scultura Laura Carraro si è soffermata sul concetto di memoria: “Il ricordo inizia con l’atto di raccogliere i pezzi di una storia e metterli assieme.” Nella parte alta della scultura i sassi, raccolti nei luoghi della guerra, sono stati ricomposti e messi assieme, a rappresentare una testimonianza, nella parte bassa i sassi diventano tondi fino a confondersi con la terra, lasciando una pagina bianca da scrivere.
La seconda opera, di Mohamed Chabarik, racconta l’attualità attraverso l’uso del colore rosso, poiché “una terza guerra mondiale è in corso in vari luoghi della terra.”
Memoria e attualità legate tra loro, perché senza una non si può comprendere l’altra.
L’hanno rimarcato anche il vicesindaco di Drenchia, Michele Qualizza, ed il sindaco di Kanal ob Soči, Andrej Maffi, oltre che i rappresentanti delle comunità di Tolmin e Livek. In conclusione è intervenuto monsignor Marino Qualizza: “Viene chiamata Grande guerra, ma è stata grande soprattutto nel seminare la morte. Ha avuto poi come conseguenza una divisione degli Stati nazionali che ha creato la frammentazione delle minoranze linguistiche. A noi della Benecia – ha proseguito monsignor Qualizza – compete il grande, fantastico compito di non perdere la nostra identità, perché se perdiamo la nostra lingua e la nostra cultura diventiamo anonimi. Più siamo consapevoli della nostra identità, più siamo aperti agli altri.”

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