I bambolotti che non c’erano

“Giocattoli appartenenti a culture diverse dalla nostra e bambolotti con la pelle scura verranno banditi dall’asilo nido comunale di Codroipo, comune italiano di 16 mila abitanti della provincia di Udine.” Lo ha scritto pochi giorni fa l’Ansa nazionale, notizia poi ripresa da vari quotidiani italiani.

Con un emendamento approvato dalla maggioranza nell’ultimo consiglio comunale – così informava l’agenzia di stampa – nel nuovo regolamento dell’asilo nido era stato abolito ogni riferimento alle “diverse culture” o alle “culture di provenienza” degli alunni. Decisione che avrebbe finito per mettere al bando bambolotti con la pelle di colore diverso da quella bianca, strumenti musicali che vengono utilizzati in altri Paesi o giocattoli che possano ricordare, appunto, culture diverse.
Davvero? No.

Non vogliamo prendere le difese dell’amministrazione comunale di Codripo né lanciare strali al mondo dell’informazione, già abbastanza sotto tiro in questo periodo. Ma va chiarito che scelte lessicali usate da molti giornali come “vietare” e “mettere al bando”, lasciando intendere che il consiglio comunale avesse approvato qualche forma di divieto nei confronti dei giocattoli multiculturali, sono semplici invenzioni.
Da nessuna parte ad esempio si citano esplicitamente bambole o bambolotti, né la proposta di aggiornamento conteneva riferimenti a etnie, tonalità della carnagione, tratti somatici o colori. Quella di Codroipo è in sostanza una ‘bufala’.

Perché ne scriviamo? Perché comunque nel testo del regolamento è stato cancellato un passaggio in cui si parlava di “contributo ad integrare le differenze ambientali e socio-culturali”, argomento che ci sta a cuore. E perché che questa piccola vicenda sia diventata così grande è il sintomo di un malessere che ormai lentamente, sotto pelle, sta colpendo un po’ tutti noi. (m.o.)

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