Province, sindaci e ammissioni

“Le Province di Gorizia e di Trieste vanno accorpate”. Parole del presidente della Giunta regionale. Non quello attuale: così diceva nell’estate del 2011 il buon Renzo Tondo, che probabilmente in cuor suo pensava che approfittare dell’assist dell’allora governo italiano, che voleva abolire tutte le Province con meno di 300 mila abitanti, non sarebbe stata una cosa molto saggia.
In effetti quel provvedimento governativo non ha avuto seguito, in compenso nel Friuli Venezia Giulia le Province sono state soppresse dalla precedente gestione e – potere della specialità! – saranno ora riesumate da quella attuale. Con una modifica, e così torniamo, come in un gioco dell’oca al quale facciamo fatica ad abituarci, al 2011: un’unica amministrazione provinciale per Gorizia e Trieste. Con più di qualche malumore nel Goriziano e, nel complesso, delle perplessità, espresse anche sulla stampa locale, dove si rimarca tra l’altro la necessità di proseguire nella riforma degli enti locali senza atti di forza e tenendo conto delle peculiarità locali.
Giusto. E le competenze di questi nuovi-vecchi enti? Non ne parla nessuno. È troppo presto? Invece è proprio lì il nodo della questione. Istruzione, viabilità e soprattutto programmazione europea sono i settori nei quali in questo momento andrebbe fatta, soprattutto per la nostra zona transfrontaliera, un’accelerazione.
Invece, cluster o non cluster, si frena, e nella peggiore delle ipotesi si resta a guardare. Lo hanno dovuto ammettere sabato 19 gennaio, durante l’incontro annuale avvenuto a Tolmino con i colleghi dell’Alto Isonzo, i sindaci delle Valli del Natisone e del Torre, affermando esplicitamente una verità della quale non sono responsabili: i piccoli enti che amministrano non hanno la struttura necessaria per poter fungere da lead partner di un progetto transfrontaliero.
Un’ammissione doverosa e dolorosa. (m.o.)

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