Abitatori, non abitanti

Torno sul tema affrontato nel commento della scorsa settimana. Anche per evitare di dovermi soffermare su quello che sembra essere l’argomento dal quale nessuno pare poter prescindere, la ‘rottura’ tra il ministro degli Interni del governo italiano ed una presentatrice televisiva. Per dire come siamo messi.
“Ho letto il tuo articolo, bene, ma sarebbe più giusto dire che ciò che manca alla montagna non sono gli abitanti ma gli abitatori”, mi dice un imprenditore agricolo incontrato qualche giorno fa per caso. Per la Treccani la differenza tra abitante e abitatore di fatto non esiste, ma comprendo quello che vuole dire quella persone, o perlomeno lo intuisco.
Abitare un luogo può voler dire molte cose, dalle più banali e semplici a quelle più complicate. Quelle più complicate possono e dovrebbero includere un’azione dell’uomo a salvaguardia dell’ambiente in cui vive. Per proteggere l’ambiente ma anche se stesso.
Ci sono dati che fotografano una realtà, quella regionale, che va in tutt’altra direzione. Dei 216 Comuni del Friuli Venezia Giulia, 183 presentano aree a pericolosità per frane o problemi idrogeologici.
Di questi 183, 49 presentano una pericolosità elevata. Il numero dei Comuni è elevato (non così il territorio, il 10,2% di quello complessivo), ma la popolazione che ci vive è appena l’1% della popolazione regionale.
In quella percentuale c’è molto del disastro che è accaduto la scorsa settimana in Carnia.
E se la risposta delle istituzioni – regionali e nazionali – rimarrà solo quella degli interventi “per la messa in sicurezza delle zone”, in futuro cambierà ben poco. O quello che avverrà sarà avere sempre meno abitatori e sempre più una natura sterminata dal vento e della pioggia, ma anche dall’uomo. (m.o.)

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