La vera questione ecologica

Improvvisa presa di coscienza mondiale da parte di una generazione che fino al 14 marzo non pensava ad altro che al nuovo modello smart-phone? O complotto pluto-massonico dei poteri forti di Soros che vogliono imporre un new deal di austerity a una massa di ‘gretini’?

Sulla mobilitazione dello scorso 14 marzo, il Friday for future, e su Greta, la ragazzina eletta a icona dell’ecologia in questa era dell’immagine social, si è scritto di tutto. Critiche condivisibili, sull’uso non proprio edificante dei bambini nella propaganda. Esternazioni lisergiche: “Greta è malata se no la metterei sotto con la macchina visto che sembra uscita da un film horror” (remix di Pavone/Maglie/Bagnai). Le ormai attese bufale che escono dai consueti circuiti ‘sovranisti’ (foto di piazze coperte di rifiuti risalenti ad anni fa, spacciate per foto post-manifestazioni di venerdì). Ma anche eccessi di entusiasmo naif su rinascite di sinistre ecologiste che, grazie agli organismi Ue e alla Banca centrale europea, sconfiggeranno i cattivi.

In pochi ricordano il precedente movimento globale (che però sarebbe corretto chiamare occidentale) che fu anche radicalmente ecologista. Che a cavallo del millennio esaurì la spinta vitale sotto i colpi di manganello a Genova e poi sotto le macerie delle Torri gemelle e dei bombardamenti a grappolo in Afghanistan e Iraq. In pochi hanno scritto come da allora il nostro modello di sviluppo economico, che deve la sua ragione d’essere allo sfruttamento delle energie fossili, non sia affatto cambiato, anzi. Anche oggi però è proprio questo il punto dirimente: il futuro, se resterà regolamentato dal mercato e dal profitto, non sarà affatto verde.

Ed è su questo che, quantomeno, andrebbe incentrato il dibattito. Invece, stupidi e incattiviti come i centauri punk nel deserto post-atomico di Kenshiro, ci limitiamo a litigare su Facebook sulle trecce di una ragazzina.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.