Quanto è utile la capacità di coinvolgere

Il Pust, per la gente delle vallate, è diventato nel corso di lunghi secoli una sorta di mito fondativo della comunità. Riti arcaici, sulle cui origini si possono fare solo supposizioni. Celebrazioni del passaggio dalla vita alla morte e viceversa. Del risveglio della natura, degli auspici di fertilità. Figure apollinee e dionisiache che coesistono con l’avvento di simboli cristiani. E che raccontano per immagini, suoni e simboli ciò che è stata – e ciò che è – questa comunità di confine.

Assistere alla sfilata dei gruppi a San Pietro è stata, per molti valligiani, l’occasione per riallacciare i fili emotivi dell’appartenenza. In un legame più profondo e diffuso di quello che possono stabilire convention, libri e giornali locali. Il merito di aver portato tanta gente a San Pietro domenica scorsa e di aver ravvivato una tradizione che rischiava di sbiadire progressivamente va, in primis, all’associazione dei Bancinari. Per il quarto anno consecutivo hanno messo a disposizione della comunità delle valli tempo libero, energie e capacità per realizzare un evento che si è dimostrato anche un’ottima occasione di promozione del territorio.

Con una novità in più, in questo 2019, rispetto agli anni passati. Oltre al coinvolgimento dei Comuni delle valli del Natisone, il Pust è stato organizzato anche grazie alla collaborazione dell’organizzazione slovena Skgz e dell’Istituto per la cultura slovena di San Pietro. Un coinvolgimento che, evidentemente, ha portato i suoi frutti. Non solo per il successo dell’evento, ma anche perché ha significato un ulteriore passo in avanti verso l’uscita dalla conflittualità del recente passato. Un processo necessario per rinsaldare ancora più strettamente il senso di appartenenza alla comunità.

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