Ripartiamo dal senso di comunità

Sta per concludersi un anno con non poche turbolenze. I cambiamenti possono anche essere positivi, a volte addirittura rigenerativi, ma oggi come oggi costa fatica credere che dal quadro politico ed economico attuale, italiano ed europeo, possano nascere delle buone prospettive. Proprio in questi giorni a Roma si stanno prendendo decisioni che avranno delle conseguenze sulla vita di molti cittadini italiani. Bravo chi riesce a trovare – nei meandri di provvedimenti proposti, ritirati, riproposti e rimodificati – qualche motivo di soddisfazione. Anche dalla nuova amministrazione regionale non sono giunti al momento veri segnali incoraggianti, e lascia qualche perplessità il nuovo disegno che si vuole dare all’organizzazione degli enti locali: davvero torneremo alle Province, e fino a quando, fino al prossimo giro di giostra? Parlare di anno di transizione, come potrebbe forse essere definito, significa prendere atto che poco o nulla si è mosso per le nostre vallate, che invece hanno sempre più urgenza di un salto di qualità, di un contrasto deciso allo spopolamento, di un progetto serio di sviluppo che però può avvenire solo ad una condizione: che ci sia unione e chiarezza tra tutti coloro che possono attuarlo. Cosa che non è ancora avvenuta e – mi permetto di dirlo, con una punta di pessimismo – non si vede ancora all’orizzonte. È una questione generale, ma che riguarda anche l’organizzazione della comunità slovena della nostra provincia, dove a volte le autoglorificazioni prevalgono sul senso di responsabilità e su un’idea di comunità solidale tra tutti i suoi componenti. Ripartiamo quindi da noi, dalla nostra piccola comunità, se non vogliamo disperdere un patrimonio – linguistico, culturale, ambientale, ma soprattutto umano – che molti ci invidiano e che non sempre sappiamo apprezzare per quello che vale. (m.o.)

Editoriale dell’ultimo numero del 2018 del Novi Matajur, in edicola il 26 dicembre

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