Teniamocelo stretto questo Senjam

Non è certo casuale se in ‘Scritture’, la raccolta di interventi pubblicati tra il 1990 e il 2000 da Paolo Petricig sul Novi Matajur (il libro curato dal Centro studi Nediža è stato presentato domenica scorsa in anteprima a Cividale, lo sarà nuovamente a S. Pietro al Natisone domenica 25 novembre), l’autore citava il Senjam beneške piesmi, il festival della canzone dialettale slovena organizzato dal circolo Rečan, come uno dei laboratori di scrittura del nostro dialetto. Annunciando a quel tempo la seconda edizione della raccolta di testi di canzoni con il titolo ‘Pustita nam rože po našim sadit’, Petricig affermava: “Basta scorrere l’elenco degli autori per avere sott’occhio l’ampiezza di queste antologie e quindi dell’apporto letterario dialettale, e di conseguenza anche l’apporto alla divulgazione della lingua locale ‘nediška’ attraverso l’ascolto diretto e le numerose audiocassette.”

Quasi vent’anni dopo, il Senjam continua ad essere proprio quello (certo, senza le audiocassette…). Ed è un ottimo segnale di quanto sia viva la parlata slovena della Benecia.

Non si vuole ovviamente qui togliere valore all’aspetto musicale del festival. Abbiamo scritto più volte, in altre occasioni, quanto sia importante in questo senso il lavoro che la Glasbena matica di S. Pietro sta svolgendo, soprattutto tra le nostre giovani generazioni.
Insomma, teniamocelo stretto questo momento in cui siamo capaci di ritrovarci in tanti per ascoltare buona musica e buone parole. Lo ha detto anche chi beneciano non è, il cantautore friulano Franco Giordani, che dopo aver partecipato per la prima volta al Senjam ha scritto: “Pur cantando una lingua che non conosco, mi sono sentito a casa in mezzo a gente che crede ancora fortemente nel concetto di comunità. Non sono cose da poco.” Sono le cose per cui vale la pena sforzarsi, faticare, essere in prima linea come il Rečan e tanti altri stanno facendo da decenni. (m.o.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.