Una valle o la sua caricatura

Ragazze diciannovenni in minigonna e un giovane parroco che si lancia pubblicamente e per iscritto in invettive e complesse metafore con i prosciutti di San Daniele. Ci sono tutti gli ingredienti per scatenare i pruriti acchiappaclick di centinaia di utenti e telespettatori. E infatti, giornali, tv regionali si sono mobilitati subito. Paginate di quotidiani e dirette da Resia che nemmeno se la Slovenia avesse ammassato truppe al confine sul Kanin. E giù tutti a guardare la foto delle ragazze assieme al prete o a proporre più o meno argomentate riflessioni sul dress-code da tenere in Chiesa.

Ammettiamo che l’argomento ci appassiona pochissimo. Ma è inevitabile per noi che, a differenza di altri organi di informazione, di Resia ci occupiamo con costanza, riflettere sul ruolo dell’informazione in questi strani tempi.
È vero, nella valutazione sulla notiziabilità di un fatto, va tenuto in considerazione anche ciò che interessa il pubblico. Che non sempre coincide con ciò che il giornalista considera più importante. Ma oggi, più che in passato, l’attenzione di chi fa questo mestiere, in concorrenza con editori plurimiliardari – i social network – e milioni di “rivelatori di notizie” gratuiti, gli utenti, dovrebbe quantomeno mediare fra questi due aspetti, nell’interesse dei lettori. E invece sceglie di ingigantire un fatto e di polarizzare uno scontro che non ha motivo di essere. Restituendo di Resia una caricatura grottesca, come se lì si vivesse in un epoca di scontro fra una Chiesa oscurantista e una generazione di ragazze libertine. Non c’è né l’una e né l’altra cosa.

Poi però ci sono i problemi veri, lo spopolamento, le poche opportunità di lavoro, una comunità che rischia di scomparire. E gente che ogni giorno si impegna perché storia, dialetto, e cultura di quella valle possano avere un futuro. Non acchiapperanno molti like, ma quelle, secondo noi, sono le notizie e le storie che fanno l’interesse di Resia e meritano di essere raccontate.

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