tipana2Il Comune di Taipana, ad oggi e chissà ancora per quanto guidato dal sindaco Claudio Grassato, sta attraversando un momento di instabilità politica. Che si è palesata anche nei toni accesi dell’ultimo consiglio comunale, lo scorso 3 febbraio.
L’opposizione (che ha una composizione diversa rispetto a quella costituitasi all’indomani delle ultime elezioni) ha duramente criticato l’operato di sindaco e giunta. Nessuno degli interessati, neanche lo stesso sindaco, escludono che a breve possa esserci un voto di sfiducia e il conseguente commissariamento dell’ente in attesa di nuove elezioni. Durante il consiglio, in particolare, è stata contestata la politica sul polo scolastico, la cui sopravvivenza è costantemente messa in discussione visto il calo degli iscritti. E l’uso dei fondi regionali (passati attraverso la Comunità montana) per il risarcimento dei danni causati dalla galaverna dell’inverno 2014.
Le origini della crisi risalgono alla rottura che si è determinata nel gruppo di maggioranza. Dalla quale sono di fatto usciti quattro consiglieri.
Tra questi anche l’ex sindaco Elio Berra, assessore nella giunta Grassato fino all’agosto 2015. Berra ha poi rassegnato le dimissioni dalla giunta ed è ora all’opposizione, a seguito del voto favorevole del sindaco sulla bozza di statuto dell’Uti del Torre.
Con Berra, memoria storica dell’amministrazione comunale di Taipana, abbiamo approfondito le ragioni dei contrasti sorti in seno al gruppo.

Quali sono i motivi che hanno portato alla sua uscita dalla giunta e dal gruppo di maggiornaza e, quindi, alla crisi politica che sta attraversando Taipana?
“Forse, andando all’origine del problema, non siamo riusciti, nei 15 anni in cui sono stato sindaco, a stimolare la crescita di qualche giovane che fosse poi pronto per assumersi la responsabilità di guidare il comune. Ci siamo trovati a febbraio 2014, a ridosso delle elezioni, senza un candidato sindaco e il nome di Claudio Grassato, che si era reso disponibile, non aveva alternative. Era stato sì per due volte un buon assessore nel corso dei miei mandati, ma, pur essendosi candidato con la nostra lista, non era mai stato eletto in consiglio.
Vinte le elezioni poi, soprattutto grazie ai voti raccolti nel capoluogo, il sindaco ha rinunciato a confrontarsi regolarmente con il gruppo della lista. Insomma ho conosciuto un altro Grassato che si è allontanato dal nostro guppo. E infine è arrivata la questione della riforma degli enti locali. Non per una questione personale, ho partecipato alle precedenti elezioni solo perché mi è stato chiesto dal sindaco. Non condivido, al di là delle questioni amministrative, neanche il suo atteggiamento che troppo spesso risulta scorretto.”
Sulla riforma degli enti locali, lei chiedeva che nello statuto dell’Uti del Torre fosse maggiormente tutelata la montagna e che venisse fatto esplicito riferimento alla minoranza slovena…
“Non solo io, ma prima che si iniziasse a discutere dello statuto avevamo approvato in consiglio una delibera di indirizzo in cui sottolineavamo la necessità che la carta ridefinisse in maniera più appropriata il concetto di montanità, che prevedesse misure per lo sviluppo del territorio montano, uffici dislocati anche nelle zone periferiche, in cui il ‘peso’ dei comuni montani fosse pari a quello della pianura e la tutela specifica della minoranza slovena.
Ad inizio agosto però ci siamo trovati di fronte ad un testo che aveva già ricevuto il parere favorevole del nostro sindaco, ma che non conteneva nulla di tutto ciò. E di cui non avevamo neanche discusso preventivamente in consiglio, procedendo subito al voto per l’approvazione.
A quel punto, a fine agosto, mi sono dimesso dalla giunta e ho votato contro quel testo, che poi il consiglio non ha ratificato. Questo nonostante il voto favorevole di Roberto Bassi, oggi vicino alla maggioranza, ma rivale di Grassato alle elezioni.
Sottolineo comunque che non sono contrario a priori all’Uti del Torre ed avrei visto di buon occhio anche un’unione fra le nostre e le vallate del Natisone. A patto che poi lo statuto consideri e tuteli le nostre specificità.”
Da allora, uno dei punti su cui lei è stato più critico con la giunta (anche durante l’ultimo consiglio si sono alzati i toni su questo argomento) è stata la questione dei fondi regionali stanziati per la riparazione dei danni causati dalla galaverna nell’inverno 2014. Cos’è che contesta nella condotta dell’amministrazione a riguardo?
“Su questo punto ci sarebbero molte cose da dire, a partire dalla ripartizione dei 250mila euro stanziati dalla Regione.
Secondo le stesse stime della Comunità montana, che ha deciso l’assegnazione dei fondi a vari progetti, il territorio più colpito dal fenomeno era proprio quello del nostro comune. Addirittura per il 48% del totale delle strade danneggiate.
Logica avrebbe voluto, ed era questa quindi la mia proposta, che Taipana ricevesse circa 120mila euro. Ma il sindaco, alla fine, ha accettato la proposta dei tecnici e del commissario della Comunità montana che ci hanno assegnato 90mila euro. Dopo una serie di tentennamenti si è deciso che gran parte di quel finanziamento, circa 60mila, venisse utilizzato per il rifacimento del manto stradale della viabilità che collega Platischis e Prossenicco e che non è nemmeno la più utilizzata per raggiungere le due frazioni. Sulla modalità d’esecuzione, poi, ho chiesto delucidazioni circa il fatto che uno degli interventi non ricade in una zona individuata fra quelle colpite dal gelicidio.
Inoltre, stando ad alcuni documenti pubblicati sul sito della Comunità montana e fatti due conti, risulta che sarebbe stato utilizzato un quantitativo di binder (il conglomerato che si adopera come strato di base per pavimentazioni bituminose su strade a traffico pesante, ndr) decisamente superiore a quello che di solito viene impiegato per questo genere di interventi. E anche su questo aspetto vorrei vederci chiaro.”
C’è poi la questione delle scuole, primaria e dell’infanzia. Durante il consiglio Natascia Comelli, con lei all’opposizione, ha affermato che la giunta starebbe facendo di tutto perché il plesso scolastico chiuda. Lei cosa ne pensa?
“Credo ci sia l’urgenza di trovare una soluzione rapida al calo degli iscritti per scongiurare la chiusura delle elementari: sarebbe una perdita determinante per la nostra comunità. E non penso ci siano altre strade al momento se non quella di coinvolgere le famiglie straniere che arrivano in Italia. E per cui Taipana, già in passato, ha offerto un modello di integrazione che è stato anche oggetto di studi accademici. Ma su questo l’assessore delegato non ha fatto ancora nulla, devo credere ci sia una certa ostilità verso questo tipo di soluzione.”
Eppure, forse, la soluzione ‘bilingue’ avrebbe potuto ovviare al rischio chiusura, fornendo un modello didattico già rivelatosi di successo a S. Pietro al Natisone. Mentre l’insegnamento dello sloveno, a differenza di quanto annunciato quando si è discusso di questa possibilità, ci risulta proceda senza la necessaria continuità. Sembrava una strada percorribile quella della bilingue, che aveva l’assenso di genitori e istituzioni, poi tutto si è arenato, tanto che di questa possibilità non è stato fatto neanche cenno nella discussione in Consiglio comunale…
“In prospettiva la soluzione della bilingue è ancora una strada percorribile. All’epoca però certo sono stati fatti alcuni errori. Io avevo proposto di istituire una scuola sola che servisse Lusevera e Taipana. Magari con la scuola per l’infanzia in un comune e le elementari nell’altro.
Mi sono scontrato da subito però con l’amministrazione di Lusevera su questo punto, ma insisto nel dire che questa è a mio avviso l’unica soluzione che ha qualche possibilità di concretizzarsi. Qui i genitori sono ancora favorevoli all’insegnamento dello sloveno (cosa diversa mi pare sia successa a Lusevera). La preoccupazione era semmai che la distanza con la sede centrale di S. Pietro della bilingue avrebbe potuto creare qualche disagio alle famiglie. Ripeto però: in questo momento la soluzione è da cercarsi nell’ambito dell’Istituto di Tarcento insieme alla dirigente scolastica Pertoldi che per noi si è davvero impegnata in questi anni.”
Con l’attuale maggioranza di Lusevera i rapporti non sono facili, dunque. Come se lo spiega?
“Il dialogo con Lusevera sarebbe per noi di vitale importanza, direi fondamentale. Ho insistito a lungo per instaurare un rapporto di collaborazione con l’attuale maggioranza, in passato questo è anche successo. Ma per poter collaborare e discutere bisogna essere in due e il confronto con l’attuale amministrazione risulta spesso impossibile.
Dalla questione dell’insegnamento dello sloveno fino alle divergenze di opinoni sullo statuto dell’Uti che lì la maggioranza consiliare ha approvato così com’è stato proposto. Paradossalmente, su quest’ultimo punto, mi sono trovato più d’accordo con l’opposizione di quel comune.”