114 iscritti (slavisti, slovenisti, operatori culturali) provenienti da 26 Stati diversi (dal Giappone all’Argentina) hanno frequentato nelle prime due settimane di luglio il Seminar slovenskega jezika literature in kulture, giunto quest’anno alla 50esima edizione. I più attenti tra questi saranno ora convinti che il Nediško sia un dialetto sloveno. Non perché qualche saputello assolutamente incompetente in materia li abbia catechizzati. Ma perché, nella rassegna dell’editoria in lingua slovena organizzata nell’ambito del corso, fra le grammatiche e i vocabolari facevano bella mostra di sé i Besednjaki e la Nediška Gramatika di Nino Špehonja. Una presenza che la professoressa che ha accompagnato gli studenti nella visita alla rassegna in un’aula a destra delle scale (štenge come si dice anche a Lubiana e non stopnice come nello sloveno standard) al primo piano della Filozofska Fakulteta: “Lo sloveno oltre alla lingua standard si compone anche di tante varianti dialettali e qui potete dare un’occhiata ad alcune di queste”. Una scelta che si spiega seguendo il link http://bos.zrc-sazu.si/c/dial/index.html in cui troverete i testi in questione inseriti nella raccolta ufficiale dei testi sui dialetti sloveni.
E così le produzioni più citate della Slavia negli ultimi anni (in effetti pubblicate con i fondi delle leggi di tutela della minoranza linguistica slovena in Italia) hanno trovato una loro dignità accademica. Ma dalla parte per alcuni ‘sbagliata’. Quella – unanimemente accettata, invece, dai linguisti – secondo cui la parlata (o le varie parlate, per essere pignoli) delle valli del Natisone fa parte a tutti gli effetti del diasistema sloveno.gramatika
Capito (ste zastopil come direbbero anche a Lubiana e non ste razumeli come nello sloveno standard)? Una cosa inaccettabile per tutti quelli che – autore compreso – in questi anni hanno indicato i testi in questione come la definitiva ed inoppugnabile prova dell’indipendenza del Nediško dallo sloveno. Fossimo nei panni dei vari Novelli, Veneto, o di qualche nuovo deus ex machina dell’operazione, scriveremmo immediatamente a chi di dovere perché proceda alla rimozione dei testi da quella sezione. Sarebbe un gesto di coerenza rispetto alle idee che difendono. Ed eviterebbe spiacevoli fraintendimenti ai tanti studenti che ora torneranno nei paesi d’origine convinti che il Nediško sia un dialetto e non una lingua meritevole dello stesso trattamento, in primis finanziario, di cui gode la minoranza linguistica slovena. Il problema è che forse è la teoria stessa che non poggia su fondamenta solide. Smentire i linguisti veri nel merito della questione, predicare la pace fra le varie sensibilità e al contempo indire referendum sull’identità nazionale delle valli, intascare i fondi della tutela per lo sloveno, ottenere ‘dignità accademica’ per argomentare tesi fra loro di fatto contrapposte, sono postulati difficili da far collimare per elaborare un teorema.