A Ponteacco per raccontare il complesso puzzle del femminismo

È utopia solo se non ci credi. È il titolo di uno dei manifesti realizzati nel workshop femminista proposto durante la prima edizione di Lucha e Festa, lo scorso 27 agosto a Ponteacco (San Pietro al Natisone). “Mi aspettavo al massimo una ventina di partecipanti – ci dice Elena Tuan, consulente specializzanda in Studi di Genere e sulle Donne e organizzatrice dell’evento – invece sono arrivate più di quaranta persone, dalle Valli del Natisone, dal Cividalese, Udine, Gorizia, Pordenone e Trieste”.
Persone di estrazione diversa, di età diverse e diversi background culturali. Una prova evidente dell’attualità e – come dice la stessa Tuan – della necessità di trovare spazi liberi di discussione su pensieri e pratiche femministe, e più propriamente sulla relazione fra desiderio e politica: ‘il desiderio è politico’, come sintetizzava il titolo del workshop.
Le riflessioni si sono sviluppate a partire dai testi di sette autrici del composito universo femminista e queer: Audre Lorde, Silvia Federici, Lola Olufemi, Amia Srinivasan, Dossie Easton e Janet Hardy, Virginie Despentes, Emmanuelle Richard. Un puzzle che rende la molteplicità degli approcci al tema, da quello marxista a quello libertario, dalla condizione delle minoranze a quella delle sex workers, dalla pratica dell’astinenza alle relazioni libere.
“Uno degli obiettivi – ci dice Tuan – era infatti quello di dimostrare da una parte la complessità dei movimenti femministi, spesso ridotti all’immaginario rumoroso del femminismo bianco e occidentale degli anni Sessanta e Settanta, dall’altra di suggerire come le pratiche femministe, pensate spesso come armi da guerra, siano in realtà delle forme di cura. Leggendo i manifesti di desiderio politico, redatti dalle persone che hanno partecipato al workshop, si direbbe che entrambi gli obiettivi sono stati centrati.
Si desidera, ad esempio, vivere relazioni libere da qualsiasi forma di oppressione, manifestare il proprio erotismo senza per questo sentirsi in torto o in colpa, non fare sesso se non ne si ha voglia, vivere senza il peso del giudizio altrui. Si desidera più comunità, ascolto, condivisione e meno competizione. Non ultime, un’educazione sessuale inclusiva nelle scuole e la possibilità di vivere lo spazio pubblico in libertà e sicurezza.”
La serata è proseguita con il Frute Talk, un’intervista a Lucia Gasti e Caterina di Paolo, redattrici dell’omonima rivista femminista udinese (si può ordinare sul web su https://linktr.ee/frute_rivista). Dal 2017, anno di fondazione, Frute è divenuta un punto di riferimento per il femminismo a Udine. In città, appunto.
“Siamo abituati a pensare al successo di iniziative di questo tipo – ci spiega ancora Tuan, cresciuta tra Sorzento e Ponteacco – in un contesto urbano. Il nostro intento invece era quello di portare i dibattiti femministi contemporanei anche nelle Valli del Natisone, un luogo che è stato spesso marginalizzato e dimenticato dalla politica, ancora oggi abbandonato dalle giovani generazioni. Una delle pratiche del femminismo, nelle parole dell’attivista e autrice femminista bell hooks, è proprio quella di rovesciare i rapporti di forza e di riportare i margini al centro. Non sarà indubbiamente facile, non lo è mai stato, ma ci stiamo provando”.
La serata, co-organizzata da Multiverso femminista e la Pro Loco Ponteacco con il patrocinio del Comune di San Pietro al Natisone e il sostegno di Dorbolò Gubane, si è quindi conclusa con un concerto e dj set del gruppo udinese Treeorganico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.