Asilo nido trasfrontaliero? “Cancelliamolo”

jasli-pdbMettere su famiglia sta diventando una scelta sempre più difficile. Con la disoccupazione giovanile a livelli monstre, la precarizzazione dei contratti, la scarsissima disponibilità delle banche a concedere mutui, le giovani coppie faticano a progettare ciò che sta assumendo i contorni di un’impresa. Che diventa quasi eroica per quanti scelgono di vivere nei nostri piccoli comuni montani. Dove ai problemi di cui sopra si aggiungono quelli di una terra che patisce ancora le conseguenze della recente marginalizzazione, per cinquant’anni estrema periferia a ridosso di un confine che divideva l’Europa in due.E dove oggi, in un mondo in cui abitudini e necessità sono cambiate velocemente, i servizi scarseggiano più che altrove. Nelle Valli ad esempio non c’è un solo asilo nido. Se entrambi i coniugi lavorano, come oggi è necessario, diventa difficile trovare una struttura a cui affidare i bambini fino ai tre anni. Ed è pensando a queste situazioni che l’amministrazione uscente di Pulfero ha pensato al nido trasfrontaliero. Trasfrontaliero perché è l’unica soluzione possibile per tenere in piedi una struttura del genere in un comune dove altrimenti le domande sarebbero troppo poche. Poco più in là, a Caporetto, hanno il problema contrario: tanti bimbi e pochi posti disponibili nel nido comunale.

La sinergia tra queste due realtà porterebbe dunque solo benefici a entrambe le comunità. E il gran numero di domande di genitori interessati è lì a dimostrarlo. Poi però ci sono le elezioni e nel programma della lista di destra, che candida Camillo Melissa, c’è scritto fra i punti da realizzare “cancellazione del progetto di asilo nido sloveno-italiano, in contrasto con la prospettiva della valorizzazzione dell’identità locale”. Per qualcuno evidentemente l’identità locale comprende dunque la chiusura ermetica del confine.

Valorizzarla significa quindi anche ricostruire quel muro di diffidenza e rancore tra le italianissime Valli del Natisone e la Valle dell’Isonzo. Tornare ai margini piuttosto che porsi al centro dell’integrazione europea. E il tutto a scapito delle giovani famiglie delle Valli che perderebbero la possibilità di avere un servizio per i propri figli. Un piccolo danno collaterale, ma un sacrificio necessario per tentare di vincere le elezioni nel nome della cara e vecchia xenofobia anti-slovena. Il che sarebbe anche comprensibile perché questo è stata, e spesso è ancora, l’unico argomento con cui una certa parte continua a far politica. A far impressione però è che questo programma è stato sottoscritto anche da giovani ragazzi e ragazze che sono candidati nella lista di Melissa. Segno che odi, rancori e barriere mentali sono più facili da costruire che da abbattere e si tramandano di generazione in generazione. E quindi sì, in un certo senso, sono entrati a far parte dell’identità locale. C’è poi chi lavora e si impegna per superarli e costruire un futuro migliore e chi invece fa di tutto per enfatizzarli aggrappandosi nostalgicamente ad un passato che ha segnato gli anni più dolorosi della nostra storia.

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