“Il percorso di costruzione dello statuto è stato sin da subito condiviso con tutti i sindaci dei comuni che, secondo il piano della Regione, avrebbero dovuto far parte dell’Uti del Natisone. Alla stesura della carta hanno partecipato anche i comuni ‘ex ricorrenti’ delle valli del Natisone che sono entrati nell’ente solo a fine 2016, e questa dovrebbe essere una garanzia perché l’ente possa lavorare nel migliore dei modi per tutto il territorio amministrato.”
Commenta così Stefano Balloch, presidente dell’Uti del Natisone (e sindaco di Cividale del Friuli) l’ampliamento dell’ente dopo l’approvazione dello statuto avvenuta a Drenchia, Grimacco, Pulfero, San Pietro al Natisone e San Leonardo.
Balloch precisa che “sarà necessario ora procedere ad un nuovo passaggio nei diversi consigli per correggere la perimetrazione dell’Uti visto che Corno di Rosazzo e Torreano non hanno aderito, ma di fatto l’ente è già operativo e a breve (con tempi scaglionati per i Comuni che sono entrati solo di recente) verrà attivato il servizio di ragioneria.”
Quanto alle preoccupazioni espresse dagli amministratori delle valli del Natisone riguardo il destino dei beni di proprietà dell’ex Comunità montana – ente le cui funzioni sono state trasferite proprio all’Uti – Balloch ritiene siano infondate: “Qualsiasi sia la destinazione di queste proprietà immobiliari, la decisione che prenderemo sarà quella di valorizzarli in modo che portino beneficio ai territori in cui si trovano. Un discorso analogo a quello che riguarda il Gal.”
Fra i primi atti approvati quest’anno dall’Uti del Natisone infatti, c’è stato anche il risanamento (nella proporzione che spettava all’Unione) del passivo del Gruppo di azione locale (Gal).
In attesa dei fondi che spettano a questa società in base al Psr infatti, il Gal (ancora presieduto da Mauro Veneto a mandato scaduto, in attesa che la Regione nomini il nuovo Consiglio d’amministrazione), ha accumulato 30mila euro di passivo.
L’Uti del Natisone che (insieme all’Uti del Torre) ha rilevato la quota della società detenuta prima dalla Comunità montana ha quindi stanziato 6.820 euro per ripianare il bilancio. “Un atto necessario – spiega Balloch. Una volta che l’ente disporrà dei fondi per lo sviluppo dell’area comunque dovremo, in qualità di soci, partecipare alla stesura dei bandi. Questi andranno pensati in modo che i fondi vengano impiegati nel miglior modo possibile per il territorio. Il che, secondo me, significa che sarà necessario pensare ad una progettualità di più ampio respiro rispetto a quanto avvenuto in passato. In questo senso, una struttura come l’Uti potrebbe avere una forza maggiore da poter mettere a disposizione per questo obiettivo, sia in termini di professionalità sia come luogo di confronto politico. Fermo restando che quegli investimenti andranno fatti (e quindi anche pensati) esclusivamente per i territori montani e saranno quindi gli amministratori di quel territorio, che ne conoscono più da vicino opportunità e problematiche, a dover individuare le linee di intervento.”