Con una delibera del Commissario straordinario della Comunità montana Torre, Natisone e Collio Sandro Rocco, è stato approvato il progetto definitivo per la realizzazione, nel Comune di San Pietro al Natisone, di un ‘itinerario ciclabile’ nell’ambito del programma trasfrontaliero di collegamenti ciclabili fra Italia e Slovenia Bimobis.
Si tratta di 146mila 279 euro (due terzi del costo complessivo delle opere da realizzare, la parte restante sarà coperta dal Comune) che l’ente sovracomunale impiegherà soprattutto per la realizzazione di una copertura sulla viabilità di collegamento fra le frazioni di Sorzento, Becis, Ponteacco e il capoluogo. Ma è proprio sulla natura della nuova copertura che la volontà del sindaco di San Pietro Mariano Zufferli ha prevalso su quella originale del progettista della comunità montana, l’architetto Claudio Campestrini. Lo stesso architetto Campestrini, infatti, nella relazione tecnica sul progetto allegata alla delibera di approvazione scrive: “La finitura del percorso ciclabile di nuova realizzazione non potrà essere realizzata con materiali del tipo Paveco, sistema misto di impasto a più strati tra materiale ora esistente con prodotti leganti e stesura differenziata in più fasi (lavorazione più consona ed adatta allo scopo sia  quale tipologia di lavoro da raggiungere, sia al rispetto dell’ambiente esistente in contrapposizione al costrutto di nuova realizzazione); disposizioni puntuali dell’Amministrazione di San Pietro, titolare per altro del sedime ove sorgerà il nuovo tratto, hanno imposto di effettuare la lavorazione della finitura con conglomerato bituminoso con la giusta granulometria.”
Sollecitato sul senso di questa affermazione, Campestrini ci dice che “la mia idea originale, come già indicato nel precedente studio di fattibilità era di utilizzare una copertura del tipo Paveco. Una soluzione che, a mio avviso, sarebbe stata meno impattante sul paesaggio (rispetto all’asfalto), più consona agli obiettivi del progetto e (non da ultimo) anche più ecologica. Tutti sappiamo da che materiali è costituito il bitume. Il costo complessivo (come anche quelli di manutenzione), tra l’altro, sarebbero stati sostanzialmente gli stessi. La volontà del sindaco di San Pietro era però un’altra e, chiaramente, quest’ente ha deciso di rispettarla.”
“Non avevamo nessun documento ufficiale che illustrasse l’ipotesi Paveco – dichiara da parte sua il sindaco di San Pietro, Mariano Zufferli. Sul merito della questione mi sono consultato con i consiglieri e assieme abbiamo convenuto che, per le necessità del comune, sarebbe preferibile la copertura in asfalto. Si tratta infatti di realizzare un ‘itinerario ciclabile’ – precisa il sindaco – che è cosa ben diversa rispetto ad una pista ad uso esclusivo dei ciclisti. Ad oggi, quel tratto deve essere percorribile anche da trattori e altri mezzi agricoli, di modo che i proprietari dei terreni possano accedere ai loro fondi.”
becisQuando gli facciamo presente che qualcuno avrebbe potuto leggere dietro questa scelta (in contrasto con l’idea del progettista) un ‘favore’ dell’amministrazione nei confronti di qualche agricoltore in particolare (e quindi anche elettore), Zufferli nega decisamente: “Nulla di tutto ciò, basti dire che a noi non è pervenuta alcuna richiesta particolare su quel progetto. Semplicemente abbiamo optato per quella che secondo noi era la soluzione più consona. Quella viabilità, tra l’altro, deve gioco forza essere al servizio anche dei proprietari dei fondi. Ai quali deve essere garantito l’accesso e l’asfalto garantisce l’esercizio di questo diritto. Con questo – precisa il sindaco – non si è voluto contestare né la professionalità del progettista né l’effettiva fattibilità dell’ipotesi Paveco. Semplicemente a noi non è sembrata una scelta adatta al nostro contesto.”
Critiche circa la scelta del sindaco sono arrivate invece dall’opposizione in consiglio comunale. “Il problema fondamentale di tutta questa vicenda – spiega il consigliere Daniele Trinco a nome del gruppo – è che non c’è stata una tempestiva e accurata analisi del problema. Se, come ci ha detto il sindaco, a lui non era pervenuta alcuna comunicazione sull’idea originale della copertura in Paveco, sarebbe stato sufficiente recarsi negli uffici della Comunità montana e prendere visione delle carte e degli studi già effettuati. Noi l’abbiamo fatto e, alla luce di tutto ciò, siamo anche andati a visionare una copertura simile realizzata su una pista ciclabile a Corno di Rosazzo. Abbiamo quindi constatato che la copertura proposta era assolutamente preferibile: necessitava di una minore manutenzione, sarebbe stata meno impattante sul paesaggio e avrebbe garantito una migliore fruibilità per il possibile afflusso di turisti. Mentre l’accesso ai fondi da parte dei proprietari – conclude Trinco – sarebbe stato comunque pienamente garantito da una viabilità che scorre parallela a quella scelta per l’itinerario ciclabile.”