Comunità di montagna, il peso preponderante di Tarcento

Dall’Uti del Natisone – in cui, si è detto, il baricentro del potere decisionale era spostato verso i Comuni della pianura – alla Comunità di montagna del Torre e Natisone in cui sarà difficilissimo prendere qualsiasi de- cisione senza il benestare del sindaco di Tarcento. È quanto emerge dalla lettura della bozza di statuto, approvata in prima battu- ta dai sindaci dei 15 Comuni (Attimis, Faedis, Lusevera, Magnano in Riviera, Nimis, Taipana, Tarcento, Torreano, Pulfero, San Pietro al Natisone, Savogna, San Leonardo, Stregna, Grimacco e Drenchia) che faranno parte dell’ente, riuniti in videoconferenza, viste le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, lo scorso 8 maggio.

Il testo, che in diverse parti si discosta dallo schema proposto dalla Regione, dovrà essere discusso e approvato, secondo le di- sposizioni della riforma degli enti locali, entro il 30 giugno.

Il peso attribuito a Tarcento deriva dall’articolo 7 della bozza che disciplina modalità di voto e quorum per le deliberazioni dell’assemblea della Comunità di montagna. Se infatti, come esplicitato al primo

comma, ciascun sindaco esprime un voto, le deliberazioni non si considerano approvate qualora ci sia il voto contrario di cinque sindaci oppure di almeno due comuni che rappresentino più di 8mila abitanti. Considerato che la popolazione residente a Tarcento è di circa 8900 abitanti, sarà sufficiente che uno solo dei sindaci dei Comuni che fanno parte dell’ente condivida la contrarietà del rappresentante di Tarcento ad un qualsiasi provvedimento per bloccarne l’approvazione. Una sorta di potere di veto mitigato, considerando anche che la popolazione complessiva della comunità di montagna supera abbondantemente i 26mila abitanti. Di norma per l’approvazione delle deliberazioni è richiesta la maggioranza assoluta dei presenti.

Saranno peraltro deliberazioni importanti visto che, in conformità alla riforma Roberti, fra le finalità dell’ente (articolo 2 della bozza) c’è quella di garantire i diritti previsti dalla legislazione per la tutela del- le minoranze linguistiche. Per la minoranza slovena, oltre agli articoli 8, 9 e 10 (sul- l’uso pubblico dello sloveno) della legge 38/2001, la Comunità di montagna attuerà anche l’articolo 21 che prevede un finanziamento annuale (ora aggregato in trienni) per lo sviluppo socio-economico dei territori della provincia di Udine in cui la mi- noranza è storicamente insediata. E quindi in tutti i Comuni che fanno parte dell’ente ad eccezione di Magnano in Riviera e proprio Tarcento.

Quanto invece alle funzioni proprie dei comuni, l’ente che partirà il primo gennaio 2021, sarà di fatto una scatola vuota. L’articolo 4 della bozza, infatti, stabilisce che la comunità potrà svolgere alcune funzioni ora in capo ai comuni (fra queste: catasto, progetti a finanziamento europeo, attività pro- duttive e Suap, polizia locale, opere pubbliche, edilizia privata, servizi tributari, edilizia e servizi scolastici) solo a seguito di successive e apposite deliberazioni da parte dell’assemblea e dei singoli consigli comunali.

Non piacerà infine alle opposizioni nei consigli comunali (quella di San Pietro ha chiesto nei giorni scorsi un incontro urgente al sindaco Mariano Zufferli proprio per discutere dello statuto della Comunità di montagna) la previsione per cui nell’assemblea dell’ente (che eleggerà presidente e comitato esecutivo) siederanno solo i primi cittadini, senza rappresentanti delle minoranze consiliari che, pure, era una possibilità prevista dallo schema per lo statuto proposto dalla Regione.

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