Coronavirus: per i sindaci i provvedimenti della Regione sono positivi

Evitare gli assembramenti. È questo il concetto cardine attorno cui ruota l’ordinanza (‘contingibile e urgente’) di Regione Friuli Venezia Giulia e Ministero della Salute, emanata lo scorso 23 febbraio, che resterà in vigore (almeno) fino al primo marzo. Detto della sospensione delle attività didattiche nelle scuole e negli atenei (gli uffici amministrativi restano comunque aperti), è proprio per una migliore definizione dei contorni del concetto di ‘assembramento’ che la giunta regionale ha convocato la riunione con i sindaci tenutasi a Udine nella mattinata di lunedì 24 febbraio. Oltre 170 i primi cittadini presenti che hanno potuto interloquire con il presidente Massimiliano Fedriga e l’assessore alla sanità Riccardo Riccardi.

È generalmente positivo il giudizio dei sindaci circa l’utilità della riunione, anche quello dei primi cittadini dei comuni delle valli a ridosso del confine. “Si è chiarito – ci dice il sindaco di Pulfero Camillo Melissa – che noi sindaci, che abbiamo una conoscenza diretta e più precisa delle realtà del territorio che amministriamo, abbiamo un certo margine decisionale sui divieti o concessioni rispetto agli ‘assembramenti di persone’. Qui a Pulfero non abbiamo problemi, visto che, in questa settimana, non avevamo in programma manifestazioni che richiamassero un gran numero di persone provenienti da fuori. Circoli culturali e associazioni quindi potranno riunirsi, il fatto che, ad oggi, non ci siano casi di positività al virus in Regione ci tranquillizza”.

Positivo anche il giudizio di Luca Postregna, primo cittadino di Stregna: “Vista la vicinanza con il focolaio ‘Veneto’ l’ordinanza di Ministero e Regione era necessaria. Anche in base a quanto detto alla riunione è mia intenzione applicarla in modo rigoroso. Anche se non ci sono casi in regione, credo sia necessario limitare al massimo le aggregazioni, senza incorrere in rischi inutili: il corso di ginnastica per gli anziani del comune, per esempio, è meglio sia sospeso”. La pericolosità del virus è legata infatti – spiega Postregna, ma è opinione unanime di tutti gli esperti – soprattutto all’alta percentuale dei contagiati che necessita di ospedalizzazione e in particolare di ricovero nei reparti di terapia intensiva. Il contagio, dunque, va limitato al massimo anche per evitare di saturare le strutture.

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