Dopo le mozioni approvate dal consiglio regionale lo scorso 18 febbraio, (prima dell’emergenza Covid-19 in Italia) che chiedevano la chiusura del confine con la Slovenia per motivi legati all’immigrazione, il governatore Fedriga aveva (ri)proposto al governo di procedere alla sospensione di Schengen nel pomeriggio di sabato 22. Prima che, nel pomeriggio di domenica 23, la Regione dichiarasse lo ‘Stato d’emergenza’ senza attendere le indicazioni del consiglio dei ministri straordinario sulle misure emergenziali per la diffusione del nuovo Coronavirus in Veneto e Lombardia che si stava riunendo nelle stesse ore.

Il ‘no’ alla richiesta di chiusura immediata dei confini del premier Conte ha quindi indotto Fedriga a rimodulare in qualche modo la proposta. Durante la riunione con i sindaci, ha infatti sottolineato la necessità di attuare maggiori controlli all’aeroporto di Lubiana (utilizzato in effetti da molte persone dirette nei vicini territori dello Stato italiano) e la messa in quarantena (su cui c’è l’ok del Governo) dei migranti che arrivano in Friuli Venezia Giulia ‘via terra’. Anche da parte di alcuni amministratori locali, durante la stessa riunione, è arrivata la richiesta di uniformare le disposizioni in vigore in regione anche ai comuni confinanti di Austria e Slovenia.

A questo proposito, ha dichiarato Fedriga, si terrà a breve un vertice dei ministri degli esteri in cui verranno discusse linee guida comuni. Com’era prevedibile però, essendo l’Italia il paese europeo più colpito dal contagio, è stato il primo ministro (dimissionario) sloveno Marjan Šarec ad annunciare, il 24 febbraio, che nel caso si diffondesse ulteriormente l’epidemia in Italia la Slovenia “è pronta a chiudere il confine”.

“Bene che si discuta anche con la Slovenia il coordinamento delle misure da attuare – ci dice Camillo Melissa, sindaco di Pulfero, comune dell’(ex) valico di Stupizza – ma per fortuna ad oggi non abbiamo casi in regione e, almeno qui, sembra che la situazione sia sotto controllo. La chiusura del confine quindi, secondo me, non ha senso, né dall’una né dall’altra parte”.