Così coniugheremo la castanicoltura storica con le esigenze del mercato

Rilanciare il valore della castagna come elemento identitario per la Benečija e come prodotto in grado di offrire opportunità di mercato per gli agricoltori. Questo l’obiettivo dei cinque tavoli tematici, che si sono tenuti in via telematica, organizzati dall’Asfo Erbezzo con l’Università di Udine, l’amministrazione comunale di Stregna e la Kmečka zveza.
L’ultimo degli incontri per la progettazione partecipata, lo scorso 24 maggio, ha stilato un cronoprogramma delle attività da mettere in opera da qui al 2026. Nei tavoli precedenti erano stati analizzati problemi e punti di forza, obiettivi generali e specifici e quindi elencate le azioni da compiere e i risultati attesi. Agli incontri hanno partecipato rappresentanti di associazioni, imprenditori e i sindaci di Drenchia Francesco Romanut, di Grimacco Eliana Fabello, di San Leonardo Antonio Comugnaro, di Savogna Germano Cendou e diversi funzionari della Regione (Sonia Venerus, Gabriele Iacolettig, Pierpaolo Zanchetta e Stefano Predan). Il lavoro è stato coordinato dall’assessore di Stregna e collaboratore della Kmečka zveza Francesco Chiabai, affiancato dal sindaco Luca Postregna e da Ivana Bassi dell’Università di Udine.
A Chiabai abbiamo chiesto di fare un primo bilancio sulla progettazione realizzata nei cinque tavoli di lavoro che, ci anticipa, sarà anche l’argomento della sua tesi di laurea specialistica in Scienze e tecnologie Agrarie.

Come è nata l’idea di realizzare un progetto di così ampio respiro sulla castanicoltura?
Il tutto nasce dall’esperienza maturata con i progetti pregressi per il settore (Progetto Interreg ITA SLO “Terra di castagne – prostor kostanja), tra cui l’ultimo realizzato con i fondi dell’articolo 21 della legge di tutela della comunità linguistica slovena. Con quel progetto, siamo riusciti a coinvolgere diverse realtà e a farci conoscere. E abbiamo constatato che ci sono aziende agricole guidate da giovani che già stanno investendo. C’è stato poi il progetto dell’Ersa che ha studiato e individuato le varietà genetiche autoctone di castagno. E in seguito, realizzando il progetto dell’Asfo Erbezzo per le attività dei prossimi cinque anni, abbiamo evidenziato che il castagno costituisce ancora oggi un forte elemento identitario per tutta la Benečija. Ed è indubbio che sia così, basti pensare al successo delle manifestazioni legate al frutto come il Burnjak di Tribil Superiore o Invito a pranzo che, tra l’altro, necessitano di un prodotto locale.

Dagli incontri è emerso che uno dei problemi principali è lo stato di abbandono in cui versano molti castagneti della zona. Come avete pensato di affrontare questa criticità?
Sicuramente l’abbandono ha prodotto effetti più gravi sulla castanicoltura rispetto ad altre attività del settore primario. Proprio per la sua fisiologia, il castagno soffre quando è inglobato dal bosco ed è più facile possa sviluppare patologie. Ad oggi però non abbiamo nelle nostre vallate una fotografia chiara della situazione. Per questo la prima operazione che vorremmo realizzare è quella di catalogare superfici a castagneto presenti. Una volta fatta questa analisi si potrà valutare su quali aree è conveniente intervenire con attività di recupero e/o nuovi impianti. Sul recupero vero e proprio abbiamo evidenziato come un’ottima opportunità sia quella offerta dalla recente modifica alla legge regionale 10/2010 che consente ora non solo di recuperare superfici prative, ma anche frutteti. Sarebbe auspicabile venga modificato – come sembra possa accadere – anche il regolamento che disciplina il mantenimento dei terreni recuperati, nel senso che questi possano poi essere destinati a diventare frutteti. In ogni caso, il fine ultimo deve essere quello di rendere sostenibili tutti i progetti anche dopo la scadenza dei vincoli. Che cioè la castagna possa diventare un bene redditizio.

Come si potrà coniugare la castanicoltura ‘storica’, e quindi i recuperi dei castagneti tradizionali, con le esigenze odierne del mercato?
Una volta catalogati i frutteti si potrà valutare quali sono adatti alla produzione e a una raccolta meccanizzata. Altri recuperi potranno invece avere più una vocazione turistica, con i visitatori che potranno raccogliere da soli i frutti, in presenza di un accompagnatore, ovviando così anche al fastidioso problema dei furti. I primi, assieme alla realizzazione di impianti razionalizzati, potranno servire proprio alle aziende. Anche attraverso diversificazione e trasformazioni innovative del prodotto con farine, dolci o altro. Su questo sarà importante ragionare in termini transfrontalieri visto che nella vicina Valle dell’Isonzo la castanicoltura è confinata quasi esclusivamente nella zona di Lig e quel mercato, in cui arrivano anche moltissimi turisti, potrebbe diventare un’opportunità.

Durante gli incontri si è discusso anche di come coniugare la castanicoltura con la zootecnia. Quali sono le proposte emerse in questo senso?
Il nostro intento è proprio quello di ‘agganciare’ il rinato interesse per la castanicoltura con quello della zootecnia. In questi ultimi anni abbiamo assistito, non solo nel comune di Stregna, ad una crescita importante di allevamenti di ovicaprini. Un tipo di allevamento che sarebbe ottimo per la manutenzione dei castagneti.

Servirà, mi pare, un interesse importante da parte della politica, non solo quella locale…
Credo che uno dei meriti di questi incontri sia stato proprio quello di avvicinare i rappresentanti delle istituzioni alle necessità dei cittadini. Credo infatti ci sia, anche da parte degli amministratori locali, una scarsa conoscenza della realtà dell’agricoltura sulla fascia confinaria. Del crescente interesse di sempre più giovani per questo settore e delle potenzialità che offre questo territorio. Diciamo che siamo riusciti ad avvicinare i politici a chi la politica con la P maiuscola deve farla ogni giorno. E gli agricoltori fanno Politica ogni giorno.

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