Mantenere gli insediamenti abitativi e rivitalizzare i territori periferici sia nelle vallate della Benecia, Resia e Val Canale, sia nell’alta valle dell’Isonzo. Tramite una maggiore e continua collaborazione transfrontaliera, facilitata anche da incontri costanti fra i rappresentanti delle amministrazioni comunali dei due lati del confine, con cui si possano elaborare progetti comuni mirati soprattutto ai giovani, al turismo, all’agricoltura e alla mobilità. Sono, in sintesi, le conclusioni proposte dalla tavola rotonda tenutasi a Caporetto, lo scorso 20 gennaio all’incontro fra amministratori e rappresentanti della società civile che, tradizionalmente, precede il Novoletno srečanje (Incontro di inizio anno) fra Benečija e Posočje. La riunione di quest’anno ha avuto quindi come tema il contrasto allo spopolamento demografico che, sebbene in misura diversa, colpisce i comuni della fascia confinaria della Provincia di Udine, ma anche il territorio dei comuni di Caporetto, Tolmino e Bovec. All’incontro hanno partecipato tutti i sindaci delle valli del Natisone e del Torre, i primi cittadini dei tre comuni della valle dell’Isonzo, i due presidenti regionali di Skgz (Rudi Pavšič) ed Sso (Walter Bandelj), il vicepresidente del consiglio regionale Igor Gabrovec e il ministro per gli sloveni nel mondo Gorazd Žmavc. Zdravko Likar, già prefetto di Tolmino, ha illustrato la situazione demografica nei tre comuni dell’alta valle dell’Isonzo: dall’indipendenza della Slovenia in poi, ha spiegato, il Posočje ha perso 2.574 abitanti (ne conta oggi 18.398). Soprattutto, secondo Likar, a causa del nuovo sistema produttivo che – sostituitosi allo “sviluppo policentrico” promosso dalla Jugoslavia – ha determinato la chiusura di diversi insediamenti, soprattutto nei territori montani.
Ben più profondo e strutturale è il decremento demografico che interessa valli del Natisone, del Torre e Resia come ha spiegato durante il convegno Riccardo Ruttar. Dal 1951 ad oggi questo territorio ha perso il 68,5 per cento della popolazione (ridotta a 7.611 persone). E – ha sottolineato Ruttar – a preoccupare sono oggi l’elevato indice di anzianità e la bassa percentuale di residenti donne in età fertile. Simon Škvor, direttore dell’amministrazione comunale di Caporetto, ha proposto alcune linee guida da perseguire per contrastare il fenomeno: investire sulla formazione, sviluppare collegamenti e strumenti di mobilità per i residenti, sostenere la produzione culturale ed artistica, realizzare progetti in grado di stimolare l’occupazione giovanile nei territori periferici (politiche abitative, sgravi fiscali alle aziende, costi ridotti per l’istruzione) e un sostegno maggiore dello Stato ai progetti di sviluppo.
A nome degli amministratori delle valli del Natisone, il sindaco di San Pietro Mariano Zufferli ha sottolineato come i numerosi rapporti transfrontalieri fra le due realtà a cavallo del confine siano troppo spesso lasciati alle iniziative dei singoli. Mentre sarebbe necessaria una programmazione più ampia e sistematica. Per questo ha proposto (e gli interlocutori del Posočje hanno accolto favorevolmente l’idea) di indicare un sindaco – o un suo rappresentate – per ciascuna delle due realtà che tenga rapporti costanti e informi di iniziative e progetti i colleghi. Il sindaco di San Pietro (che ha anche criticato pesantemente la riforma degli enti locali e la perdita di autonomia decisionale dei comuni in cui è presente la minoranza slovena) ha quindi ricordato come la presenza della minoranza slovena sia un’opportunità anche per l’economia delle vallate. La legge 38/2001 – ha sottolineato – dovrebbe istituire una sorta di “zona franca” per questo territorio, ma a 17 anni dalla sua approvazione la legge non è stata completata come auspicato con le dovute dotazioni finanziarie. “È ora che questo venga fatto” – ha concluso Zufferli.