“Abbiamo scelto la scuola dell’infanzia bilingue di San Pietro al Natisone perché è un diritto del nostro bambino quello di poter imparare lo sloveno. La decisione dell’amministrazione comunale di Pulfero che, per questa nostra scelta, ci ha privato del servizio di trasporto scolastico ci pare ingiustificabile.” È la testimonianza di una giovane mamma del comune di Pulfero che, come altre famiglie residenti nel comune (4 bimbi in tutto), si trova a dover fare i conti con il ‘taglio’ del servizio scuolabus per quanti sono iscritti alla scuola dell’infanzia Paolo Petricig.

Il Comune infatti, ci spiega la signora, “senza nemmeno il dovuto preavviso ci ha comunicato nel mese di luglio che, avendo scelto un asilo che si trova al di fuori del territorio comunale, non ci avrebbe garantito il trasporto con il pulmino. Negli incontri successivi abbiamo spiegato ad un assessore che la nostra scelta non era per un asilo equivalente a quello che si trova nel comune. Che volevamo la scuola bilingue perché è l’unica qui che offre la possibilità di imparare lo sloveno. Ma ci è stato risposto che l’amministrazione non è assolutamente disponibile a ritornare sui propri passi.”

La decisione del Comune di Pulfero, ci ha raccontato questa mamma, non è stata per altro comunicata né al momento della preiscrizione a febbraio né al momento dell’iscrizione a giugno quando, nel modulo consegnato alle famiglie con bambini in età scolastica, appariva comunque, fra le opzioni per il trasporto, quella della scuola per l’infanzia bilingue di San Pietro, come è accaduto fino all’anno scorso. Va rilevato poi che, in ogni caso, non ci sarebbe stato alcun costo aggiuntivo per l’amministrazione visto che, in orari coincidenti con quelli per la scuola dell’infanzia, il Comune provvede già con il proprio scuolabus al trasporto dei bambini residenti nel comune per le scuole primarie (bilingue e monolingue) di San Pietro, visto che le elementari di Pulfero hanno chiuso nel 2011.

Il ‘disincentivo’ dell’amministrazione comunale pulferese per altro, ad oggi, non ha indotto nessuna delle famiglie coinvolte al ripensamento.
“È chiaro però – ci spiega questa mamma – che la situazione ci crea un notevole disagio, la necessità di riorganizzare gli orari di lavoro a cui si aggiungono i costi per il trasporto in proprio. Si fa un gran parlare – conclude – dello spopolamento delle valli, dei territori montani e della necessità di favorire l’insediamento o la permamenza nei nostri paesi di giovani famiglie. Non è una scelta facile la nostra ma, nonostante questo ulteriore disagio cui siamo costretti a far fronte, vogliamo comunque restare qui. Non escludo però che altri possano fare valutazioni diverse e, spinti da questa scelta del comune, trasferirsi verso la pianura.”