Da Tribil Superiore leggi e buone prassi per salvare la montagna

agricolUn’agricoltura di montagna che sia sostenibile, in grado di creare nuove opportunità di investimento e occupazione ma anche di tutelare (tramite gli strumenti legislativi a disposizione e l’introduzione di buone prassi già avviate con successo nell’arco alpino) le peculiarità di un paesaggio che è il prodotto della millenaria vita in simbiosi dell’uomo con la natura. Questo lo spirito della prima iniziativa pubblica organizzata dalla neonata associazione TuValli insieme al Comune di Stregna che si è tenuta il 19 marzo a Tribil Superiore. Il tema ha attratto oltre un centinaio persone a riprova dell’interesse dei valligiani (e non solo) per le tematiche ambientali declinate nella prospettiva dello sviluppo economico del territorio.

Dopo i saluti del presidente dell’associazione TuValli Adriano Stulin e l’introduzione del sindaco Luca Postregna, hanno relazionato il tecnico forestale Carlo Picotti –  sulle leggi regionali per il riordino fondiario e per il recupero dei terreni incolti -, Gabriele Iussig e il professore di alpicoltura dell’Università di Torino Andrea Cavallero – sullo strumento delle associazioni fondiarie attivate in Piemonte e Lombardia -, infine l’assessore regionale alla pianificazione urbanistica Mariagrazia Santoro sul nuovo piano paesaggistico regionale.
Nell’illustrare le due leggi regionali (16/2006 sul riordino fondiario e 10/2010 sul recupero dei terreni incolti) Picotti ha portato anche due esempi sulla loro applicazione: il riordino fondiario attuato intorno all’abitato di Platischis nel comune di Taipana (un iter avviato nel 2006 ma non ancora concluso) e il finanziamento del recupero di alcuni terreni, che torneranno all’origininaria funzione di pascolo, intorno all’abitato di Dughe nel comune di Stregna grazie alla legge 10/2010.
Dopo il resoconto di alcune ricerche condotte da Gabriele Iussig, naturalista di Savogna, in cui si evidenziava l’avanzata del bosco, con tanto di proiezione di alcune immagini satellitari, intorno alle frazioni montane a ridosso dei centri abitati (sono stati presentati i casi di Montefosca, Mersino e Montemaggiore) avvenuta tra il 1998 e il 2011, Cavallero ha proposto come soluzione innovativa per il recupero di un’attività redditizia per l’agricoltura di montagna il modello delle Associazioni fondiarie. Istituite sul modello della legislazione francese, le associazioni di questo tipo in Italia sono già 12 (11 in Piemonte e una in Lombardia). Secondo dati e immagini proposte dal professore di alpicolutra, hanno prodotto risultati anche oltre le più rosee aspettative.
La struttura delle Asfo – ha spiegato Cavallero – è piuttosto semplice: un’assemblea dei proprietari dei fondi che elegge un presidente da una parte e un’azienda che decide di investire su quei terreni che, grazie all’unione di fondi altrimenti frammentati o polverizzati fra numerosi proprietari, divengono così appetibili. All’azienda spettano i proventi della propria attività, all’Asfo i redditi dominicali. Cavallero, nella sua relazione, ha però posto l’accento anche sulla necessaria valorizzazione e sul riconoscimento della qualità ‘impareggiabile’ dei prodotti da agricoltura di montagna. In particolare latte e carne, individuati come prodotti imprescindibili per un effettivo tornaconto economico per i potenziali investitori.
Infine l’assessore Santoro ha illustrato i punti cardine del nuovo Piano paesaggistico regionale pensato per racchiudere in uno strumento più snello tutta la legislazione ambientale e urbanistica, indicando strategie generali e regolamenti più strettamente operativi. Si è proceduto quindi, gli esempi illustrati dall’assessore regionale, a una verifica della tutela dei corsi d’acqua e a nuovi strumenti per regolamentare il consumo del suolo. Ma anche – argomento che riguarda da vicino le valli del Natisone – ad una nuova definizione di bosco. Per cui – ha spiegato Santoro – il vincolo scatterà solo per le formazioni che hanno più di vent’anni (rispetto ai dieci della normativa attuale) ma, nei territori montani, questo limite potrà essere ulteriormente rivisto dalla pianificazione urbanistica comunale.

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