Dal Consiglio regionale il no definitivo all’Uti delle valli

oblicaCon la bocciatura in consiglio regionale dell’emendamento alla legge di riforma degli enti locali che proponeva l’istituzione di un’Uti delle sole valli del Natisone sembra essersi chiusa, sostanzialmente con un nulla di fatto, la lunga trattativa con l’amministrazione regionale che chiedeva una maggior autonomia giuridica per questo territorio. Dopo i ripetuti inviti dei sindaci valligiani e i corrispondenti dinieghi della Giunta quindi, anche il Consiglio regionale (23 voti contrari e 21 favorevoli), lo scorso 24 novembre ha respinto l’ipotesi di un ente autonomo per i comuni delle vallate. La strada quindi, per i cinque comuni valligiani (Drenchia, Grimacco, Pulfero, San Leonardo e San Pietro) che ancora non hanno aderito all’Uti del Natisone (che comprende anche i comuni del Cividalese e del Manzanese) è ormai piuttosto ristretta e a breve dovranno decidere se entrare nel nuovo ente o se restarne fuori accettando di rinunciare ai corrispettivi incentivi economici.
Non si placa invece la polemica sorta su questo tema fra i sindaci “ex ricorrenti” dei comuni delle valli del Natisone e i primi cittadini di Stregna e Savogna che invece fanno già parte dell’Uti del Natisone.
Cendou (Savogna) e Postregna (Stregna) hanno voluto replicare con una lettera indirizzata a tutti i consiglieri comunali delle valli del Natisone alle accuse di aver indebolito la posizione dei sindaci del territorio nei confronti della Regione.
Accuse mosse sia in una lettera inviata loro dal sindaco di San Pietro Mariano Zufferli sia riprese, prima sulla stampa, poi in consiglio comunale, dal gruppo di opposizione di Stregna. E che riguardavano la mancata approvazione nei due consigli comunali del documento con cui si chiedeva alla Regione l’apertura di un tavolo istituzionale per la concessione di una qualche autonomia giuridica alle valli.
Postregna e Cendou avevano infatti optato per una delibera di giunta in cui, oltre a sottoscrivere la richiesta del tavolo istituzionale, si invitavano i colleghi sindaci a valutare l’opzione di una fusione fra i comuni delle valli e (questo il punto centrale della polemica) ad entrare anch’essi nell’Uti del Natisone. Cendou e Postregna hanno così preso carta e penna e risposto con una lettera inviata a tutti i consiglieri dei sette comuni in cui ripercorrono in modo dettagliato tutta la vicenda e le varie prese di posizione dei sindaci in merito alla riforma degli enti locali.
“Nel febbraio 2015 – scrivono – i comuni di San Pietro al Natisone, Pulfero e San Leonardo sottoscrissero l’opportunità di far parte di una Uti che comprendesse oltre che il Cividalese ed il Manzanese, anche Pavia di Udine, Trivignano Udinese e Pradamano. Diversamente, le amministrazioni comunali di Drenchia (amministrazione Mario Zufferli), Savogna e Stregna deliberarono l’auspicio di una Uti sull’ex comunità montana nella quale si applicano le norme di tutela della minoranza linguistica slovena. Queste posizioni non erano condivise dalle amministrazioni di centro-destra che sostennero invece la necessità del coinvolgimento perlomeno del comune di Cividale. In seguito a tali espressioni, la Regione deliberò la geografia dell’Uti del Natisone attuale, che comprende i territori delle Valli del Natisone, del Cividalese e del Manzanese.”
La lettera ripercorre poi la scelta degli altri cinque comuni di promuovere i ricorsi al Tar  “volti sostanzialmente a bloccare la riforma” e il contestuale mancato appoggio dei colleghi agli emendamenti promossi da Stregna e Savogna affinché lo statuto dell’Uti riconoscesse le peculiarità delle valli del Natisone caratterizzate da montanità del territorio e presenza della minoranza linguistica slovena. Mancato supporto che determinò nell’assemblea dei sindaci la quasi totale bocciatura degli emendamenti proposti. Solo dopo gli aggiornamenti della legge nella primavera del 2016 sia in materia di funzioni da trasferire all’Uti che sul tema delle minoranze linguistiche Savogna e Stregna deliberarono l’adesione al nuovo ente”, scrivono Postregna e Cendou. Gli altri comuni – sostengono i due primi cittadini – hanno promosso azioni consiliari solo in seguito alla “valutazione delle penalizzazioni economiche previste per la mancata adesione all’Uti”.
Quanto alla delibera di giunta contestata, spiegano: “Savogna e Stregna, già in Uti del Natisone, accoglievano gli indirizzi espressi dai ricorrenti di centro-destra, auspicando in secondo luogo anche l’avvio di un processo di fusione dei comuni delle Valli del Natisone e solo in alternativa il celere ingresso delle amministrazioni ricorrenti nell’Uti del Natisone.”
Insistendo sulla necessaria programmazione unitaria dell’amministrazione del territorio Cendou e Postregna conscludono la missiva affermando che “in questi ultimi due anni, la vostra scelta di non decidere né tra percorsi di condivisione di funzioni amministrative e né di fusioni, l’attesa dei risultati di inutili ricorsi amministrativi, la mancanza di una prospettiva realistica di riforma degli enti locali, lasciano al palo non solo voi, ma anche tutti i cittadini che si aspettano delle risposte da noi amministratori.
Dove eravate dall’inizio del 2015 quando noi cercavamo il vostro supporto per un’autonomia giuridica delle Valli del Natisone? A promuovere ricorsi al TAR per bloccare la riforma? Visti i risultati non è una risposta giustificabile. Cari colleghi sindaci – così si conclude la lettera – vi invitiamo a fare un esame di coscienza, ricordandovi che i panni sporchi si lavano in casa propria e non si gettano nel giardino dei vicini.”

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