obcinaspeterUn tavolo di concertazione con la Regione per verificare la possibilità di istituire un’Uti fra i soli comuni delle valli del Natisone. In deroga quindi ai principi generali contenuti nella legge di riordino degli enti locali (la legge 26/2014) come quello che prevede il limite minimo dei 30mila residenti per le nuove aggregazioni nelle zone montane. Ma basandosi su alcune aperture in questo senso, contenute nella legge stessa: l’omogeneità quanto alle caratteristiche fisiche, ambientali, sociali, culturali e linguistiche del territorio, con particolare riferimento al territorio in cui è prevista la tutela della minoranza slovena (legge 38/2001) nella nostra provincia. Questi i tratti principali della bozza del documento di cui hanno già iniziato a discutere sindaci e consiglieri di maggioranza e opposizione di quei comuni (San Pietro, San Leonardo, Pulfero, Grimacco e Drenchia) che, dopo aver presentato ricorso al Tar contro la riforma, non hanno ancora aderito all’Uti del Natisone. Un tentativo di concertazione, avviato su iniziativa del sindaco di S. Pietro, per modificare l’attuale delimitazione territoriale dell’Uti del Natisone che arriva dopo che il tribunale amministrativo regionale, con la sentenza dello scorso 10 giugno, ha sostanzialmente confermato la bontà dell’impianto della legge di riordino (ma bocciato il ricorso ai commissariamenti per l’approvazione degli statuti delle unioni nei diversi comuni), non rinviando la materia alla Corte Costituzionale. La delimitazione territoriale attuale, che inserisce i comuni delle valli del Natisone (circa 5900 residenti) in un’unione con i centri ben più grandi del Cividalese e del Manzanese (per una popolazione complessiva di oltre 52mila abitanti) non è quindi considerata funzionale alle necessità amministrative del territorio. In un primo incontro informale fra consiglieri e sindaci dei comuni che non hanno aderito all’Uti, tenutosi a San Pietro lunedì 29 agosto, si sarebbe registrato il sostanziale consenso degli interessati. Anche sulla ‘clausola’ che si riferisce alla tutela della minoranza linguistica slovena. Argomento che in altre circostanze è stato spesso motivo di contrasto. Da più parti però si è sottolineata l’esigenza di coinvolgere anche i due comuni, Stregna e Savogna, che nel frattempo hanno approvato lo statuto dell’attuale Uti del Natisone. Nel testo che potrebbe essere presentato nei diversi consigli comunali, infatti, si fa anche riferimento all’analoga proposta (senza il riferimento alla legge 38/2001), avanzata e sottoscritta allora da tutti i comuni delle vallate, presentata alla giunta regionale poco prima dell’approvazione della riforma. Altro riferimento su cui si basa l’iniziativa è la costituzione dell’Uti Val Canale-Canal del Ferro. Qui la Regione ha istituito un’Uti in deroga ai principi generali sul limite della popolazione residente e ha disegnato il nuovo ente ricalcando il territorio della ‘vecchia’ Comunità montana.