Diversi sindaci hanno già preannunciato di voler far ricorso al TAR contro la riforma regionale degli enti locali che prevede l’istituzione di 17 Unioni territoriali di almeno quarantamila abitanti ciascuna. La delibera della giunta regionale che perimetra le UTI, i cui confini sostanzialmente ricalcano quelli degli ambiti socio-assitenziali, è considerata incostituzionale da un’ottantina di sindaci che si sono dati appuntamento venerdì 13 a Palazzo Belgrado per annunciare una battaglia istituzionale contro la riforma.
In attesa del verdetto dei giudici, tuttavia, la riforma continua il suo corso. I sindaci dell’istituenda UTI del Torre si sono incontrati mercoledì 11 a Tarcento per fare un punto della situazione. Tricesimo e Reana del Rojale hanno già preannunciato di voler far richiesta di entrare a far parte della ‘Grande Udine’, una super Unione da 200 mila abitanti. Il sindaco Honsell sta cercando di convincere anche Povoletto a prendervi parte, ma il solo primo cittadino Andrea Romito sembra, per il momento, intenzionato a rimanere con l’UTI del Torre.terska2
Magnano in Riviera, considerata la dipartita di due importanti Comuni, ha lanciato la proposta di creare una super unione con il Gemonese e il Sandanielese. Proposta bocciata dagli altri sindaci che, invece, preferiscono mantenere l’UTI del Torre puntando sulle deroghe al numero minimo di abitanti previste dalla legge. Tali eccezioni valgono per i Comuni appartenenti alla ex Comunità montana ovvero inseriti nella tabella di cui al Decreto del Presidente della Repubblica Italiana 12 settembre 2007 nei quali si applicano le misure di tutela della minoranza linguistica slovena a norma dell’art. 4 della Legge 23 febbraio 2001 n. 38.
Si delineerebbe così un’unione ristretta ai ‘soli’ comuni di Attimis, Cassacco, Faedis, Lusevera, Magnano in Riviera, Nimis, Povoletto, Taipana e Tarcento, per un totale di meno di 29 mila abitanti. Tale soluzione sembra piacere, in particolare, ai Comuni più piccoli.
“A nostro avviso – spiega il sindaco di Lusevera Marchiol – tale UTI più ristretta, oltre a presentare comunque la ‘massa critica’ sufficiente per essere autonoma e politicamente rilevante, potrà sicuramente attuare una politica più attenta al territorio montano, alla sua cultura, alle sue esigenze, in quanto caratterizzata da un tessuto socio-economico più compatto, meno lacerato da priorità strategiche completamente diverse”.
La strada che porterà all’istituzione delle nuove Unioni è comunque ancora lunga e, a quanto pare, si prospetta piuttosto incerta.