La discussione sulla riforma degli enti locali approvata dal Consiglio regionale lo scorso 26 novembre è approdata anche nei consigli comunali delle valli del Natisone. Gli amministratori hanno informato le assemblee del documento già sottoscritto dai primi cittadini dei sette comuni più Prepotto e Torreano, contenente alcune indicazioni indirizzate alla Regione per il riordino dell’assetto istituzionale di questo territorio.
A Pulfero, lo scorso 29 novembre, è stato l’assessore alla cultura e vicesindaco Mirko Clavora a dare lettura del testo inviato dai sindaci agli organi regionali. Nel documento, in sintesi, si propone l’istituzione di un’entità fra i comuni sottoscrittori con, in alternativa, l’aggiunta di Cividale e Moimacco. Clavora ha precisato che si tratta di una proposta frutto di un compromesso tra le diverse posizioni dei comuni. Tra cui anche quella dello stesso comune di Pulfero che aveva suggerito, come il testo definitivo, un’unione fra i sette comuni delle valli con Prepotto e Torreano oppure di questi con l’aggiunta di Cividale, Moimacco, Premariacco e Remanzacco. Ha poi criticato “un recente articolo apparso sulla stampa locale” (crediamo, l’editoriale del nostro settimanale della scorsa settimana dal titolo Come volevasi dimostrare). “È facile – le parole di Clavora – sparare sentenze conoscendo tutte le modifiche intervenute nella legge regionale. Il documento che abbiamo sottoscritto è precedente”.
In realtà – va rilevato – la proposta dei sindaci è datata 17 novembre, lo stesso giorno dell’approvazione definitiva del testo in V commissione del consiglio regionale, ma già nella settimana precedente erano state rese pubbliche le principali novità che sarebbero state introdotte.
In ogni caso il testo è arrivato più di un mese dopo l’approvazione del disegno di legge della Giunta Serracchiani (avvenuta il 10 ottobre scorso). Clavora ha poi affermato come premesse di più ai primi cittadini sottolineare alcuni temi di principio, in particolare montanità e peculiarità culturali e linguistiche del territorio. “In ogni caso ci sarà ancora del tempo per confrontarci con la Regione che non ha ancora stabilito le delimitazioni territoriali dei nuovi enti”, ha aggiunto.
Sulla riforma il capogruppo dell’opposizione a Pulfero Piergiorgio Domenis si è invece rammaricato per la mancata inclusione nella proposta delle valli del Torre, una realtà – ha spiegato – con cui le valli del Natisone si confrontano da tempo essendo parte della stessa Comunità montana.
Gli ha risposto il sindaco Camillo Melissa rilevando come il primo cittadino di Nimis Tosolini si sia espresso a favore di un’unione per quel territorio che ricalchi il nuovo distretto sanitario della zona che non comprende valli del Natisone e Cividalese.
A San Pietro al Natisone, durante la seduta del consiglio del 28 novembre, la lettura del testo prodotto dai sindaci è stata affidata al capogruppo della maggioranza Luca Zufferli.
Critiche anche qui sono arrivate dall’opposizione tramite il capogruppo della Lista civica-La nostra terra Fabrizio Dorbolò, che ha contestato il mancato inserimento di un riferimento chiaro alla normativa di tutela della minoranza linguistica slovena e in particolare della legge 38/2001.
In base alla quale la Regione, come indica la stessa legge di riordino degli enti locali, potrà concedere deroghe al numero minimo di abitanti (altrimenti fissato, per le realtà già appartenenti alle Comunità montane, a 30mila unità) e alla continuità territoriale per la costituzione delle nuove Unioni territoriali intercomunali.
Di qui dunque il rammarico di Dorbolò anche per il mancato inserimento nella proposta delle valli del Torre ed eventualmente del Collio, realtà che hanno caratteristiche più simili alle valli del Natisone rispetto ai centri della pianura. gniduca
Ma anche per l’assenza, nel testo, di una proposta chiara per la fusione dei comuni del Natisone grazie  alla quale, vista la nuova normativa, potrebbero arrivare ingenti trasferimenti dalla Regione. “Effettivamente – ha replicato Zufferli – il documento è troppo soft. Ma bisogna considerare che è il prodotto di un compromesso fra diverse posizioni portate da singoli comuni (Pulfero, Stregna, Drenchia e Savogna). Siamo appena all’inizio di un percorso di dialogo, fra realtà che in precedenza non erano abituate a confrontarsi.”