Professore (insegna Teoria letteraria alla State University di Londrina, città brasiliana di 500 mila abitanti dove vive) e traduttore, Frederico Fernandes ha conosciuto le Valli del Natisone nell’estate del 2014. Si trovava, in quel periodo, a Bologna per un progetto di ricerca sui festival in Italia, ed era incappato in un’iniziativa culturale molto particolare, Stazione di Topolò. A cui aveva preso parte, come spettatore, per alcuni giorni, definendola “la scoperta più interessante che ho fatto in Italia”.

Oggi si parla di Brasile soprattutto per un motivo. In questo momento è, assieme agli Stati Uniti, il Paese dove si registrano il maggior numero di contagiati (1 milione 350 mila) e di morti (58 mila) al mondo dal coro navirus. Un triste primato dovuto, secondo quanto riferiscono molti mass-media, anche all’opposizione del governo guidato dal presidente Jair Bolsonaro al lockdown e alla scelta di puntare su terapie non approvate dall’Oms (Organizzazione mondiale sanità) a scapito di tamponi e test.

Per capire quale è la reale situazione che si sta vivendo in Brasile abbiamo contattato Fernandes, che ci ha gentilmente risposto.

In questo momento in Brasile ci sono oltre 1 milione 300 contagi e più di 50 mila morti a causa del coronavirus. Ci sono delle zone o delle città più colpite delle altre?

“Sicuramente le aree più povere e i centri più densamente popolati sono i più colpiti. Gli Stati di San Paolo e Rio de Janeiro hanno il maggior numero di casi, concentrati principalmente nei quartieri periferici. Dopo di questi il numero maggiore di contagiati si registra negli Stati del Nordest e del Nord, che sono le regioni brasiliane più povere.”

Quanto influiscono sulla situazione le condizioni sociali e sanitarie in cui vive il Paese?

“I contagi sono avvenuti sia nei quartieri più ricchi che in quelli più poveri. Il primo caso è stato quello di uno che era stato in Italia come turista. I casi di contaminazione nativa si sono verificati nei quartieri periferici. In molti di questi quartieri ci sono problemi con i servizi igienico-sanitari di base e i residenti vivono con una costante mancanza di acqua. È una popolazione con molti disoccupati, il cui reddito era incentrato sui lavori di consegna oppure come conducenti di taxi on demand (Uber). Con la crisi pandemica, la situazione legata al reddito, che era già compromessa, è peggiorata molto. Anche l’assistenza medica pubblica è precaria e la raccomandazione è di andare in ospedale quando si ha difficol-à a respirare.”

Quali sono le misure che sono state prese per evitare i contagi (quarantena, mascherine, distanziamento sociale, ecc.)?

“A causa dell’incompetenza amministrativa da parte del presidente della Repubblica, che è arrivato al punto di affermare che il Covid-19 era solo un’influenza non importante, c’è stato una sorta di ‘braccio di ferro’ tra Stati, Comuni e Governo federale per vedere chi aveva il potere di sospendere il commercio. Bolsonaro, supportato da uomini d’affari, non voleva chiudere, ma molti governatori e sindaci, sensibili a ciò che stava accadendo in Paesi come l’Italia, hanno decretato rapidamente la chiusura del commercio. Attualmente alcuni Stati stanno limitando l’apertura dei negozi. Le aperture, nel mezzo della crisi, sono dovute alla crisi economica e alla necessità, per i più poveri, di tornare a lavorare.”

Quali pensi possano essere le conseguenze che avrà questa pandemia sull’economia in Brasile?

“Se pensiamo in termini di industria e commercio, saranno catastrofiche. La previsione è che il PIL diminuisca del 10,5% nel secondo trimestre. Nell’anno il calo previsto è del 6%. Non esiste un piano chiaro per riprendere la crescita. L’insieme delle misure per preservare il reddito e l’occupazione è insufficiente. Il tasso di disoccupazione dovrebbe raggiungere, alla fine dell’anno, il 16- 18%. Il settore che ha sofferto meno della crisi è l’agroindustria. Quest’anno il paese ha registrato un raccolto record e l’esportazione in Cina ci ha salvato ancora una volta. Se non ci sarà però una distribuzione del reddito, il Paese non riprenderà la sua crescita e il caos politico tenderà a peggiorare.”