Il ministro Marko Bandelli si è dimesso

È costata cara al ministro per lo sviluppo e coesione Marko Bandelli (SAB) l’e-mail inviata a settembre ad un candidato sindaco di Komen, comune che lo stesso Bandelli aveva guidato fino all’elezione in parlamento, in cui sottolineava che sicuramente il candidato “sa benissimo cosa significhi non avere il sostegno di due importanti dicasteri come quelli dello sviluppo e coesione e dell’infrastruttura”, i due ministeri, quindi, guidati da Bandelli e dalla presidente del suo partito Alenka Bratušek. Bandelli, non nuovo a uscite discutibili, dopo che i contenuti dell’e-mail sono stati resi noti dai media la settimana scorsa con l’avvicinarsi delle elezioni locali previste per il 18 novembre, si è scusato per i termini inopportuni ed ha cancellato i suoi profili sui social network. Le scuse e le spiegazioni del ministro, che a settembre era tra l’altro intervenuto a Caporetto alla presentazione del cluster trasfrontaliero istituito dai comuni della fascia confinaria della provincia di Udine e dell’Alta Valle dell’Isonzo, non sono bastate al premier Marjan Šarec che ha preteso le sue dimissioni, facendo capire che in caso contrario proporrà lui stesso la sua rimozione dall’incarico. Bandelli è stato criticato dal premier anche per il suo operato da ministro. Dopo una riunione con la presidente di SAB Alenka Bratušek ed il vertice del partito il ministro ha rassegnato le proprie dimissioni. La Bratušek ha invece sottolineato il proprio auspicio che il premier riservi gli stessi criteri e lo stesso trattamento a tutti i funzionari del governo, quelli da lui stesso già difesi o che difenderà in futuro. Il riferimento, anche se non esplicitato, sarebbe al segretario di stato nell’Ufficio del presidente del consiglio dei ministri, Damir Črnčec, la cui nomina ha destato molto scalpore – e ha provocato anche lo slittamento della firma del protocollo di intesa tra la coalizione di governo e la Sinistra – a causa di alcune sue dichiarazioni intolleranti e xenofobe.

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