Il Punto di primo intervento a una ditta privata, incertezze su tempi e personale

La lunga attesa sta per finire. La gestione del Punto di primo intervento di Cividale, per i prossimi 36 mesi, è stata affidata alla cooperativa Arkesis di Portogruaro. Dopo quasi tre anni di ‘sospensione’ del servizio, causa pandemia. Trascorsi fra annunci, promesse e una breve riapertura di 40 giorni nell’autunno del 2020.
Arkesis si è aggiudicata il bando per l’affidamento dei Ppi di Cividale e Gemona predisposto dall’Azienda sanitaria universitaria del Friuli Centrale il 4 novembre 2022. ‘Battendo’ l’unica altra realtà che aveva manifestato interesse per la gestione, la Sogit. La selezione, hanno spiegato in una nota del 31 dicembre 2022 il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e l’assessore con delega alla salute Riccardo Riccardi “è stata effettuata esclusivamente su criteri di qualità, per garantire il migliore servizio”.
Tuttavia non è stata ancora definita una data certa per la riapertura, stimata – sempre da Fedriga e Riccardi – per il prossimo mese di febbraio: già in queste prime settimane di gennaio verranno fatti dei sopralluoghi sulle strutture. Seguiranno quindi gli incontri per la condivisione dei protocolli operativi e per la necessaria integrazione funzionale nella rete di emergenza – urgenza del sistema regionale fra l’Asufc e Arkesis.

Santoro: la cooperativa non ha ancora trovato
il personale per la gestione

Tuttavia con una nota del 9 gennaio la consigliera regionale Mariagrazia Santoro (Pd), componente della III Commissione che si occupa di salute, ha affermato che: “a un mese dalla data prevista per il loro avvio, l’impresa aggiudicataria del servizio sta ancora cercando personale per garantire l’effettiva ripartenza”. Secondo Santoro quindi “dopo due anni di chiusura dei due Punti di primo intervento, a ottobre dello scorso anno era arrivata la rassicurazione da parte dell’assessore regionale alla salute, Riccardo Riccardi, di una riapertura a febbraio del 2023. Oggi ci troviamo, a meno di un mese, con l’impresa aggiudicataria ancora in cerca di personale che evidentemente non aveva quando ha vinto il bando”. La critica della consigliera dem riguarda l’intera gestione della sanità regionale da parte della Giunta: “sono troppi gli indizi che fanno pensare a un piano ben preciso per indebolire la sanità pubblica e offrire come soluzione di tutti i mali il privato. Non è nostra intenzione demonizzare il ricorso alla sanità privata, ma siamo di fronte a un ribaltamento dei paradigmi, dove anziché farci aiutare dal privato, stiamo appaltando interi pezzi di sanità. Una conseguenza è proprio l’incertezza sulla garanzia di una continuità di servizi ai cittadini e di condizioni dignitose di lavoro per il personale pubblico”.

Liguori: i dipendenti pubblici non potranno tornare
al proprio posto di lavoro

Sulla stessa lunghezza d’onda la consigliera dei Cittadini Simona Liguori, da sempre attenta al tema della sanità, in particolare a Cividale e nelle Valli del Natisone: “La sanità di Cividale sta pagando per una mancata pianificazione della Regione. Valli e Cividale si dovranno accontentare di un Punto di primo intervento sul quale, verosimilmente, non sarà data la possibilità ai dipendenti pubblici che vi erano impiegati di tornare al proprio posto di lavoro visto che la scelta è stata quella di esternalizzare l’ex Pronto soccorso a una cooperativa”.

Prosegue la mobilitazione dei Comitati di Cividale
e Valli del Natisone

Prosegue anche la mobilitazione dei comitati (Io voglio l’ospedale a Cividale e Comitato per la tutela della salute nelle Valli del Natisone) che hanno esposto cartelli di protesta a Cividale anche durante le celebrazioni per la ‘messa dello spadone’ dello scorso 6 gennaio.
Renato Osgnach del comitato valligiano, in particolare, si chiede dove siano finiti i fondi (2,85 milioni di euro) stanziati dalla Regione per la struttura nel 2020. E che ne sia oggi degli obiettivi fissati dall’Azienda: la day surgery, la nuova Tac e l’ambulatorio per la gastroscopia. Il tutto – dice Osgnach – mentre il reparto di Medicina chiuso ad ottobre è stato sostituito con una geriatria e un reparto per le ‘cure intermedie’. In un contesto in cui “i 100 milioni stanziati per la sanità privata hanno innescato una situazione perversa di non ritorno al servizio pubblico”.

I servizi del Ppi garantiti dall’accordo per la gestione
In ogni caso l’accordo fra Arkesis e Asufc prevede che la struttura di Cividale (come quella di Gemona) resti aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7, festivi compresi, con (almeno) un medico e un infermiere.
Il servizio erogato sarà quello previsto dalla normativa per i Punti di primo intervento che, appunto, sono realtà meno attrezzate rispetto ai Pronto soccorso.
Ci saranno: “il sistema di triage, compreso il pre-triage come definito dalle procedure di prevenzione e controllo della diffusione del SARS-CoV-2”, “visita e anamnesi”, “rilevazione dei parametri vitali”, “elettrocardiogramma”, “prelievo ematochimico ed esami di laboratorio sia da inviare al laboratorio sia da eseguire sui POTC”, “la sutura di ferite interessanti il piano superficiale”, “l’utilizzo e gestione dei POCT, compreso POCT per rilevazione di antigeni del SARSCoV-2”, “stabilizzazione avanzata del paziente con compromissione delle funzioni vitali e del paziente traumatizzato, “rianimazione avanzata dei pazienti in ACR e successiva gestione”, “gestione delle emergenze pediatriche/psichiatriche/materno infantili”, “assistenza sanitaria e somministrazione di idonea terapia farmacologica indicata nei principali protocolli operativi”, “posizionamento di tutela/immobilizzazione segmentaria”, “centralizzazione del paziente critico all’ospedale di riferimento spoke o hub, dopo aver prestato le prime cure e aver stabilizzato il paziente” ed “ecografia di base quale indagine di supporto all’attività diagnostica”.
Non è prevista invece “una attività di osservazione temporanea in sede” dei pazienti.

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