Il Punto di primo intervento riapre con personale da enti del Terzo settore

Il Punto di primo intervento di Cividale, come quello di Gemona, riaprirà entro il prossimo 15 novembre. O, più probabilmente, a inizio 2023. Nonostante rimanga un certo margine di incertezza sulle tempistiche, dopo due anni di chiusura e a sette mesi dalla fine dello stato di emergenza, sembra vicino il momento della riattivazione del servizio. La prima indicazione temporale, quella del 15 novembre, è contenuta, nero su bianco, nell’ordine del giorno numero 15 presentato lo scorso 26 ottobre in Consiglio regionale, primo firmatario il cividalese Elia Miani (Lega), cui – in sede di discussione – si sono aggiunti anche la consigliera Pd Mariagrazia Santoro e Ivo Moras (Lega). Il documento è stato approvato con il parere favorevole della Giunta regionale. Un ordine del giorno partito dalla stessa maggioranza che impegna l’assessore competente Riccardo Riccardi a ripristinare le “attività sospese nei presidi ospedalieri di Cividale del Friuli e Gemona”. È stato poi lo stesso Riccardi, in un comunicato del 31 ottobre, ad annunciare che si prevede “l’avvio del servizio a inizio 2023, per una durata di 3 anni, con possibilità di rinnovo”.
Il Punto di primo intervento, salvo una parentesi di 40 giorni nell’autunno 2020, è chiuso dal 16 marzo 2020. Il 30 ottobre dello stesso anno era stato chiuso anche il reparto di Medicina. Rispetto a quest’ultimo, va precisato, l’intenzione più volta ribadita da Giunta regionale e Azienda sanitaria in questi anni è di aprire una Medicina solo per post – acuti, un servizio piuttosto diverso da quello erogato fino alla chiusura.

Per il personale si farà ricorso al privato
In ogni caso la Regione ha trovato il modo di superare il problema della carenza di personale che, proprio a detta della Giunta in replica alle tante richieste di riattivazione portate in Consiglio in particolare dalla consigliera Simona Liguori dei Cittadini, finora avevano impedito il ripristino dei servizi nei tempi promessi inizialmente, ossia a fine emergenza sanitaria. Nel suo comunicato infatti Riccardi precisa che “nei Punti di primo intervento di Gemona e di Cividale del Friuli sarà presto assicurato un servizio specialistico durante il giorno e nella notte, quindi sulle 24 ore, grazie a procedura di co-progettazione, con la fattiva collaborazione tra Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale ed enti del Terzo settore ai quali sarà richiesto personale medico e infermieristico”.
A breve quindi, dice sempre la nota di Riccardi, verrà pubblicato un avviso rivolto ai privati che possiedono le competenze richieste. In seguito verrà avviato un tavolo per la definizione del progetto di co-gestione.

Il comitato: “Speriamo non sia una riapertura pre-elettorale”
Accoglie positivamente la notizia Tatiana Bragalini, sindaca di Savogna. L’amministrazione del comune del Matajur, fra i territori più penalizzati dalle chiusure vista la distanza dal Pronto soccorso di Udine, in questi due anni è stata certamente fra le più pressanti nel richiedere la riattivazione dei servizi a Giunta e Azienda sanitaria. “È certamente una buona notizia – ci dice Bragalini – anche se aspettiamo di vederla effettivamente concretizzata con la riapertura prima di festeggiare”. Bragalini quindi, che sottolinea anche come questa scelta sia avvenuta con un certo ritardo, aggiunge di voler tener alta l’attenzione anche nel prossimo periodo “affinché vengano ripristinati anche gli altri servizi sospesi, non solo il punto di primo intervento”.
“È positivo il fatto che finalmente, dopo anni, il consigliere cividalese Elia Miani si sia impegnato in prima persona per questa riapertura”, commenta Renato Osgnach, presidente del Comitato per la tutela della salute nelle Valli del Natisone. “Speriamo – sottolinea però Osgnach – che non sia una riapertura pre-elettorale come avvenne fra il 16 settembre e il 30 ottobre 2020 (il 20 e il 21 settembre si tennero a Cividale le elezioni comunali, ndr.). In quel breve periodo fra l’altro, al PPI di Cividale ci furono 1350 accessi, sarebbero più di 12 mila all’anno con quella media. A riprova che la struttura serve, ha i numeri visto che serve un bacino di 80mila persone sul confine orientale. E che se funzionante sgraverebbe il peso che ora è tutto sul pronto soccorso di Udine”. La mobilitazione però non si ferma: “Assieme al comitato di Cividale continueremo la nostra battaglia perché il Punto di primo intervento venga sostenuto anche dagli altri servizi funzionali, il day hospital, i laboratori e la Medicina”.

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