‘Il Tricolore’ e Gladio, le origini degli antisloveni

La parlata delle Valli del Natisone “è un dialetto slavoide, o meglio slavo – friulano” in quanto pur di origine slava “ha una propria cadenza, una propria accentazione”. No, non la recente definizione di uno dei tanti improvvisati linguisti cui una certa stampa locale continua a dare credito. È un passo tratto dal periodico “Il Tricolore”, settimanale uscito fra il giugno del 1945 e l’agosto 1946 nel comune di San Leonardo. È riuscito a consultarne quasi tutte le copie, oggi difficilissime da trovare e conservate nella biblioteca P. Turco di Cividale, Vanni Di Tiello, studioso della storia locale. Ne ha parlato lo scorso 24 marzo negli spazi dello SMO di San Pietro al Natisone in una serata organizzata dall’associazione Srebrna kaplja assieme all’Anpi Valli del Natisone. Dopo l’introduzione di Fabio Bonini che ha inquadrato le note vicende del confine orientale nell’età contemporanea, Di Tiello ha passato in rassegna posizioni politiche, linguaggio e rispettive corrispondenze con le vicende storiche dei concitati anni del dopoguerra. Soprattutto nel campo di quella che poi è diventata la nota organizzazione paramilitare Gladio. Lo ha fatto confrontando le uscite de Il Tricolore con altri due periodici coevi della zona: Il nostro tricolore, di ispirazione comunista, e La voce del Natisone, espressione del CLN.


Lo stile de Il Tricolore, ha sottolineato Di Tiello, si caratterizza sin dal primo numero per la “propaganda martellante, con satira e scherno a livello terra – terra”. Lo studioso ha corredato questa definizione con alcuni esempi in tutto e per tutto tipici dello stile ‘sfottò fascista’. Dal Primorski dnevnik definito ‘carta da cesso’, alle battute sulle mutande di Tito. Fino alle minacce esplicite con le vignette raffiguranti Tito impiccato ad un albero fra Stregna e Raune, all’invito rivolto a Joško (Giuseppe Osgnach), comandante della Beneška četa partigiana, a non venire più nelle Valli perché “potrebbe passare al cielo degli eroi senza tante storie”.
Il bersaglio principale de Il Tricolore è infatti la barbarie “slavo-comunista”, incarnato spesso dal giornale ‘rivale’ Il nostro tricolore. Sono incessanti – ha spiegato Di Tiello – i riferimenti de Il Tricolore alla brutalità dei popoli slavi. Si chiede ad esempio alla Madonna di Castelmonte “aiuto e protezione dalle minacciate invasioni barbariche slovene”, mentre la chiesetta di San Quirino a San Pietro è “il simbolo tangibile (…) della civiltà contro la barbarie dei nemici della nostra razza”. Secondo la concezione tipica – e appunto razzista – per cui la cultura e la civiltà slava siano di rango inferiore. Oltre ai comunisti Il Tricolore vede come nemici anche i preti sloveni che operano sul territorio e li descrive come traditori e in qualche caso – con nomi e cognomi – li indica come ‘compagni’.


La traiettoria de Il Tricolore rispecchia, secondo Di Tiello, quella dell’organizzazione denominata Terza Divsione Osoppo Friuli, sciolta formalmente il 24 giugno del 1945, divenuta poi la Osoppo nel gennaio ’46 e infine il Terzo corpo volontari della libertà nel maggio ’46. Da questo filo diretto nacque in continuità prima l’organizzazione O e quindi nel ’56 Gladio.
Negli anni – detto del rapporto apertamente conflittuale con il Nostro Tricolore – muta invece l’atteggiamento de Il Tricolore con l’altro periodico, questo di Cividale, ‘La voce del Natisone’, espressione di tutto il Cln. Caratterizzato quindi da un linguaggio formale e da prese di posizione che tentavano di tenere assieme tutte le anime della Resistenza. Dall’aperta conflittualità dei primi numeri si arriva gradualmente, nelle ultime uscite, ad una sorta di riconciliazione, da cui però, è il monito finale de Il Tricolore, vanno “esclusi tutti i traditori.”


Facile capire a chi si riferiscano e quale sarà la politica che di lì in poi adotterà la fazione di riferimento. Nell’ultima pagina dell’ultimo numero de Il Tricolore, uscito il 28 luglio ’46, in una lettera in cui si evidenzia con il maiuscolo il ‘del Friuli’ riferito a Cividale (a molti ricorderà polemiche recentissime) si scrive: “ai porci faremo mangiare buccie (sic, ndr.) di patate per ingrassare e quando dimagriranno zucche a volontà. Verrà quel giorno! Sì verrà! Anzi non lo crediamo lontano. Dimostreremo che se loro volevano vendere la Benecia avevano fatto i conti senza quelli italiani che si vantavano di difendere non i confini delle Benecia ma i veri confini d’Italia. Italiani! Segnalateci i traditori e gridate con noi evviva le Valli del Natisone Italiane.” Discorsi che 76 anni dopo sentiamo ancora. Per inciso, la lettera di cui sopra è firmata ‘Gladiator’.

Srebrna kaplja e Anpi Valli del Natisone informano che le copie dei giornali presentati da Vanni Di Tiello durante la conferenza si possono ottenere su chiavetta direttamente all’ISK o allo SMO di S. Pietro. Sarà gradito un contributo per le spese.

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