La Giunta disegna le nuove Unioni, quella del Natisone da Drenchia a Manzano

Val Canale e Resia con il Gemonese, valli del Torre con il Tarcentino e valli del Natisone con Cividale e Manzanese. Lo scorso 4 febbraio, la Giunta regionale ha approvato l’atteso Piano di riordino territoriale per le nuove Unioni intercomunali. Diciassette enti che – con due sole eccezioni per la provincia di Trieste e per la (ex) comunità collinare del Friuli – ricalcano esattamente gli ambiti socio-assistenziali.
I Comuni in cui è storicamente presente la minoranza linguistica slovena della fascia confinaria del Friuli si trovano così divisi in tre differenti Unioni.
Da nord, nell’unione dell’Alto Friuli orientale rientreranno Resia, Tarvisio e Malborghetto-Valbruna, insieme a Gemona ed altri dieci comuni (Artegna, Bordano, Chiusaforte, Dogna, Moggio Udinese, Montenars, Pontebba, Resiutta, Trasaghis, Venzone) per una popolazione complessiva di 31.057 abitanti.
Numero inferiore alla ‘quota standard’ minima dei 40mila, come consentito dalla stessa legge di riordino per i comuni montani. Lusevera e Taipana, con Faedis, Attimis e Nimis sono inseriti nell’Unione del Torre (insieme a Cassacco, Magnano in Riviera, Povoletto, Reana del Rojale, Tarcento e Tricesimo) la popolazione residente nell’ente è 41.617.
Le valli del Natisone, infine, saranno nell’Uti più popolosa delle tre: insieme a Cividale e al Manzanese l’Unione del Natisone amministrerà un territorio con 52.112 abitanti (oltre ai sette comuni valligiani, Manzano e la città ducale, ci sono anche Buttrio, Corno di Rosazzo, Moimacco, Premariacco, Prepotto, Remanzacco, San Giovanni al Natisone e Torreano).
Uti1
Inevitabile che tra i sindaci dei comuni meno popolosi prevalga una certa preoccupazione. “Non ho condiviso l’impostazione della riforma sin dall’inizio” dice Mariano Zufferli di San Pietro. “La riforma era necessaria – aggiunge – ma sarebbe dovuta partire dai territori e non dall’alto. Con questa premessa, qualsiasi soluzione non sarebbe potuta essere ottimale. Probabilmente neanche quella di un’Unione più piccola sulla base della Comunità montana come proposto dai colleghi di Drenchia, Stregna e Savogna. Senza Cividale, a mio avviso, sarebbe stato difficile gestire le tante competenze garantendo servizi adeguati ai cittadini, viste le difficoltà economiche che abbiamo. Una strada che potrebbe essere percorribile – conclude il sindaco di San Pietro – è quella di istituire un sub-ambito all’interno del nuovo ente fra i comuni montani: già in questi giorni mi sto attivando per sentire il parere degli altri primi cittadini.”
Preoccupazioni condivise anche da Antonio Comugnaro di San Leonardo: “Da amministratori locali affrontiamo quotidianamente tutta una serie di problemi legati alla carenza di personale e alla difficile gestione delle poche risorse economiche che abbiamo a disposizione. Fatto sta che le proposte sull’Unione che sono state avanzate da questo territorio non hanno trovato il sostegno necessario perché la Regione le prendesse in considerazione. La prima, sottoscritta da tutti i sindaci delle valli per un’unione con Torreano, Prepotto e Cividale, non è stata sostenuta dalla città ducale. In un secondo momento anche Torreano e Prepotto si sono sfilate. Avevamo preso l’impegno di riparlare invece della proposta di Drenchia, Savogna e Stregna, ma già nel corso dell’ultima riunione, cui non hanno partecipato i comuni della pedemontana delle valli del Torre, era chiaro che non ci sarebbe stato il consenso necessario per portarla avanti. La Regione ha quindi tirato le somme”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.