defribValli del Natisone pioniere del nuovo sistema di organizzazione del servizio sanitario d’emergenza nell’ambito della riforma sanitaria regionale, più capillare e meno dipendente dalla distanza fisica della struttura ospedaliera. Con una breve cerimonia sono stati consegnati, lo scorso 22 giugno a San Pietro, tre nuovi defibrillatori da dislocare sul territorio. Contestualmente sono stati consegnati anche gli attestati di qualifica ad utilizzare questo strumento fondamentale per gli interventi d’emergenza, in primis, alle guardie mediche che operano in zona. Alla cerimonia – introdotta dal sindaco di San Pietro Mariano Zufferli – hanno partecipato il direttore generale dell’ospedale di Udine Mauro Delendi, Paola Strazzolini del distretto sanitario di Cividale, Luigino Vidotto della direzione sanitaria dell’azienda per l’assistenza sanitaria 4 ed Elio Carchietti direttore del 118 e del servizio di elisoccorso. Presenti anche i sindaci delle valli del Natisone Luca Postregna (Stregna), Germano Cendou (Savogna), Antonio Comugnaro (San Leonardo) e Camillo Melissa (Pulfero), il consigliere regionale Giuseppe Sibau e diversi amministratori locali.
“È questo un passo significativo che va nella direzione di fornire al territorio e ai cittadini maggiori tutele sul piano degli interventi d’emergenza” ha evidenziato Delendi. “Di per sé – ha spiegato – la consegna dei dispositivi sarebbe oggi insufficiente senza il percorso formativo che hanno compiuto tanti volontari e i medici che prestano il servizio di guardia medica.”
Secondo Vidotto “in questa fase sta cambiando il rapporto fra ospedale e territorio e questo cambiamento riguarda anche i servizi distrettuali. La nostra scelta è quella di creare ‘reti’ che mettano insieme servizi e professionisti. Investendo dunque su maggiori sinergie fra i diversi professionisti del settore, i servizi offerti dai distretti socio-assistenziali e gli enti locali.”
“In altri tempi – ha concluso Carchietti, dopo aver esplicitamente ringraziato il sindaco Comugnaro come primo promotore dell’iniziativa – ci siamo abituati ad essere spettatori dell’assistenza sanitaria d’emergenza. Oggi è il momento di rimboccarsi le maniche: di trasformarsi da spettatori in operatori attivi. Nel caso di un arresto cardiaco è necessario che qualcuno sia lì, pronto ad intervenire già nei primi cinque minuti, cosa che noi non riusciremmo a garantire in ogni caso, neanche in città. Per questo diventa fondamentale la formazione di giovani volontari come è avvenuto qui nelle valli. Il mio sogno è che questo metodo di intervento che si attua in questo territorio diventi un giorno modello di riferimento non solo per il resto della regione, ma che possa costituire un punto di riferimento scientifico anche a livello internazionale.”