Domenico Morelli dal 1992 dirige il Comitato federativo delle lingue minoritarie (Confemili). Ha avuto un ruolo importante nell’approvazione della legge n. 482 del 1999 che tutela le minoranze linguistiche storiche in Italia entrata in vigore, di fatto, nei primi giorni del 2000, esattamente 20 anni fa. In questa seconda parte dell’intervista per il nostro settimanale spiega l’importanza del Comitato e sostiene la necessità, dopo il progressivo taglio dei finanziamenti, di ritornare alle previsioni economiche stabilite nel momento dell’approvazione della legge quadro.

 

Quando e perché è nato il Confemili?
“Da più di trenta anni opera come rete fra le varie comunità linguistiche storiche, tutelando gli interessi comuni e proponendo obiettivi concreti soprattutto nel campo della scuola, dei mass-media e delle amministrazioni pubbliche. Conta circa 70 soci, alcuni a titolo personale, in qualità di esperti dei problemi delle minoranze (linguisti, pedagogisti, giuristi) i più in rappresentanza di associazioni, giornali, circoli culturali delle 12 minoranze linguistiche d’Italia.”

Qual è stato il ruolo del Comitato per l’approvazione della legge 482 e della legge di tutela degli sloveni?
“Ha dato un contributo concreto e di qualità. Il Comitato ha dato il via a diverse iniziative a livello locale, regionale e nazionale alle quali partecipano migliaia di persone di tutti i gruppi ed età, ha ridato prestigio a lingue lungamente discriminate e orgoglio a migliaia di cittadini italiani.”

Siete molto attivi anche per quanto riguarda l’attuazione della Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali?
“Abbiamo organizzato la visita degli esperti del Comitato del Consiglio d’Europa che svolgono ogni quattro anni la loro missione nel nostro Paese per monitorare lo stato delle singole minoranze linguistiche e verificare l’attuazione della legislazione in materia. Inoltre il Confemili collabora nella stesura del Rapporto da inviare al Consiglio d’Europa sulla Convenzione-quadro.”

Tu sei presidente da molti anni: puoi fare un bilancio?
“La situazione delle minoranze è fortemente cambiata, si tratta di un percorso che ci viene riconosciuto anche dal Consiglio d’Europa che, nel tempo, ha dato atto degli apprezzabili sforzi per quanto riguarda la costruzione di un sistema normativo in grado di tutelare e valorizzare la ricchezza di un patrimonio linguistico culturale presente nel nostro Paese.
Ritengo che uno dei risultati del nostro lavoro sia stato quello del cambiamento di mentalità da parte dell’amministrazione centrale e periferica dello Stato, dove valenti e sensibili funzionari hanno messo in atto una normativa nuova ed originale per l’Italia ed all’avanguardia in Europa.”

Nuova in che senso?
“Fino a qualche anno fa la presenza di lingue, culture, tradizioni, identità diverse da quella della maggioranza era vista come disvalore, una sottrazione, un indebolimento della lingua dominante, un pericoloso vulnus per la statualità. Ora invece è lo Stato centrale che sostiene gli sportelli linguistici e sostiene le minoranze.
Comunque è necessario fare un accertamento dell’interesse di tutti i soci per un maggior coinvolgimento alla attività e mi sembra utile invitare ad aderire funzionari di enti locali dove vivono le minoranze linguistiche.”

Dal punto di vista finanziario ci sono difficoltà?
“Lo Stato centrale non sempre ha mostrato un interesse e sensibilità per le minoranze. E questo si può vedere dalla riduzione del budget annuale da 10 a 3 milioni di euro. Si auspica quindi un deciso cambio di direzione nella gestione di questa delicata materia, al fine di garantire un’effettiva attuazione del quadro legislativo in vigore.”

Cosa possono fare le Regioni per le minoranze?
“Mi sembra che ormai sono le Regioni i primi veri responsabili della politica di tutela e promozione delle minoranze linguistiche presenti nei rispettivi territori. Le minoranze non si mantengono spontaneamente e per sopravvivere hanno bisogno che vengano rispettate alcune prerogative. In condizioni economiche difficili le comunità linguistiche tendono a indebolirsi e a disgregarsi per effetto di processi emigratori che ne compromettono le consistenze demografiche. Le amministrazioni pubbliche locali devono essere messe nella condizioni di sviluppare adeguate politiche linguistiche a difesa delle comunità locali: l’insegnamento, la stampa, le trasmissioni radiotelevisive. Gli apparati istituzionali costano di più in un territorio dove è insediata un minoranza che deve essere protetta dai processi di omologazione e di livellamento che agiscono fortemente in ogni società moderna.
L’ordinamento italiano non ha ancora ratificato la Carta delle lingue regionali o minoritarie che è stata da esso soltanto firmata nel 2000 mentre sarebbe opportuno anche una ratifica della Carta proprio per coronare questi obiettivi che l’ordinamento italiano dopo molti anni e tentativi ha raggiunto nell’ambito della attuazione della Costituzione.”

Torniamo alla legge 482. Quali sono le sue criticità?
“La legge, che ha riconosciuto formalmente l’esistenza delle 12 minoranze linguistiche, ha favorito nel nostro Paese un clima favorevole nei riguardi delle comunità di lingua minoritaria. Pur riconfermando il valore che la legge conserva si rileva che l’attuazione della normativa non sempre è stata completa ed efficace, appesantita nella sua gestione burocratica centrale.
Il Consiglio d’Europa mette in luce anche le criticità e chiede all’Italia che «il sistema di finanziamento e le procedure per la distribuzione delle risorse stanziate venga rafforzato e reso più stabile». Le minoranze numericamente inferiori sembrano essere particolarmente interessate dalla scarsità delle risorse e riferiscono serie difficoltà nella promozione delle loro specifiche identità e nella possibilità di mantenere operative le proprie associazioni.”

È dunque un problema di danaro?
“Per l’anno in corso le risorse disponibili si riducono a 2.824.000 euro. Tale riduzione dei fondi vanifica gli obiettivi della legge e gli impegni internazionali sottoscritti dal nostro paese. Tale insicurezza nei finanziamenti è causa di una precarietà progettuale.”

Come vedi il futuro della legge 482 e delle stesse minoranze?
“Un primo punto è quello di ripristinare il bilancio originario della legge e poi mettere la scuola al centro nell’attività di valorizzazione delle lingue. Quindi vanno assegnati fondi più consistenti al Ministero per la Pubblica Istruzione sia per sostenere delle esperienze pilota di bilinguismo che per rinforzare l’attività delle scuole bilingui. E poi si deve fare sempre più pressione sul Ministero competente per le Comunicazioni che, di fatto, non ha ancora dato l’avvio di trasmissioni radiofoniche e televisive nelle lingue tutelate. In particolare urge individuare le sedi regionali della RAI da cui irradiare i programmi, stabilendo il livello minimo di tutela per ogni minoranza, così come previsto dal Regolamento d’attuazione.
Sarebbe auspicabile individuare nuove forme di erogazioni dei fondi superando la rigidità delle disposizioni attuali che sono incentrate soprattutto sul finanziamento degli sportelli linguistici. Si potrebbe, infatti, prevedere che la quota del Fondo che non si riesce ad assegnare nel corso di un’annualità non vada persa bensì che la stessa incrementi la dotazione del Fondo per gli anni successivi.”

So che da vicino segui la realtà dei media sloveni. Cosa pensi del Novi Matajur?
“Come presidente del Confemili esprimo tutto il mio apprezzamento per l’attività svolta dal Novi Matajur come canale privilegiato per lo scambio di esperienze fra le varie comunità che vengono divulgate, ma soprattutto perché questo giornale sostiene la speranza e spalanca una finestra attraverso cui le comunità possono dimostrare la loro vitalità e contrastare i processi di impoverimento e di dispersione che vengono a compromettere gravemente la loro sopravvivenza.”