La sfida di Igor: “Allevo lumache, con rischi e una (lenta) crescita”

Un cambio di stile di vita e un ritorno. Una scommessa (non da poco) che attende ancora di capire se è stata vinta o meno. La storia che raccontiamo è quella di Igor Borghese. Viveva a Padova con la moglie, si sono trasferiti a Vernasso, paese originario di Igor, con l’idea di aprire un allevamento di lumache approfittando dell’esistenza di un’azienda agricola in famiglia.
Il tutto si è concretizzato nella Corte delle lumache, attiva da quattro anni. “Siamo partiti con mille speranze – inizia a raccontare Igor, artefice di una delle non poche esperienze significative per le Valli del Natisone legate al ritorno dei giovani all’attività agricola – ma abbiamo dovuto subito frenare, ci eravamo infatti affidati a persone che si sono rivelate solamente dei commercianti. Da lì ci siamo dovuti inventare una professione, privi di alcuna assistenza tecnica.”
La scelta del terreno su cui impiantare l’allevamento (si trova accanto al cimitero del paese) non è stata casuale, in quella zona le lumache c’erano già. Le condizioni ambientali migliori sono legate all’umidità, al vento, all’incanalazione, “cose impercettibili per noi ma per loro vitali”. Igor è entrato in contatto con produttori dell’Est Europa, effettuando così, in base alle nuove conoscenze, delle modifiche che con il secondo anno hanno dato i primi risultati. Più di recente è entrato a far parte di un’associazione di produttori di lumache friulani. Il rischio rimane alto: “Non puoi avere una standardizzazione del prodotto, ci possono essere annate buone e altre in cui produci poco o niente. Lo scorso ottobre abbiamo perso 200 chili di lumache a causa del clima e della presenza di topi”, racconta Igor.
Il ciclo di produzione, dopo la prima fase di rodaggio, è stato modificato da biennale ad annuale, con le chiocciole che nascono, si riproducono e crescono all’aperto, grazie alla presenza dei vegetali coltivati sul posto, per dare loro il corretto apporto nutritivo. “In questo modo – spiega Igor – abbiamo anche anticipato la produzione, le lumache a giugno sono già grandi e possono essere raccolte, più tardi soffrirebbero troppo il caldo. Così riusciamo a diminuire la percentuale di mortalità, che all’inizio era altissima.”
Le lumache vengono in parte destinate alla gastronomia, in parte alla riproduzione. “Ovviamente oggi i numeri sono ancora bassi, devi avere una seconda attività parallela e sperare di trovare la maniera giusta per fare dei numeri più alti” è la constatazione, un po’ amara, di Igor, che si dimostra però anche ottimista sul futuro: “Gli sbocchi commerciali ci sono, anche a livello locale si stanno affacciando realtà, penso ai ristoratori della zona, che sono interessate a questo prodotto. Speriamo possano aumentare.”
Un altro sbocco commerciale potrebbe essere quello legato alla cosmesi. La bava di lumaca viene venduta e utilizzata come nutriente, antirughe, purificante e antiossidante. Per ora solo un altro possibile utilizzo: “In quel settore la legislazione non è chiara, vogliamo capire quale è il metodo migliore per estrarla e quali sbocchi commerciali potrebbe avere per la nostra azienda”.

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