Più di tante parole, vale la foto che pubblichiamo qui a fianco, e che già nella serata di domenica appariva in vari siti internet. Dice di tante persone che si sono unite credendo sia giusto riaffermare l’antifascismo come valore fondamentale della democrazia italiana ed europea. Una risposta al corteo che CasaPound ha organizzato a Trieste sabato 3 novembre per “celebrare il centenario della vittoria dell’Italia nella Grande guerra”.
In campo S. Giacomo invece si sono ritrovati coloro che pensano che qualsiasi guerra sia una sconfitta, chi ha lottato per anni, in sedi politiche e sociali, per un maggior rispetto e maggiore uguaglianza tra le persone, ma anche tanti giovani e immigrati, volti che s’incrociano senza essersi mai conosciuti ma che ora si riconoscono. C’è qualche momento di tensione quando arrivano le bandiere del PD, quelli di Potere al popolo iniziano a gridare che devono andarsene, che loro non sono antifascisti. Se il PD – non necessariamente le persone che sono lì a rappresentarlo – ha qualche colpa, non è questo il momento di fargliela pagare, penso.
Incontro qualche volto noto, saluto Marjeta che è venuta da Tolmino, l’atmosfera è festosa anche se si percepisce una leggera tensione, quella di chi sa che lì vicino, troppo vicino, un altro corteo è l’espressione di un modo di vedere il mondo che si credeva sepolto. E invece la brace del fascismo non si è spenta, lo vedrò con i miei occhi più tardi, quando tornando verso la stazione ferroviaria incontrerò gli ultimi rimasugli del corteo di CasaPound, in un’atmosfera quasi spettrale, musica classica e silenzio assoluto.
In campo S. Giacomo qualcuno raccoglie da terra lo striscione con la scritta bilingue ‘Liberiamoci dai fascismi, osvobodimo se fašizmov’ e il corteo, lentamente, parte.
È giusto usare il plurale, quel fascismo che ci ha portato a guerre, paure, miserie, non c’è più, ce ne sono altri, più piccoli, a volte sotterranei, non per questo meno pericolosi. Per questo è giusto, oggi più che mai, partecipare. (m.o.)