Abbiamo scritto, nelle scorse settimane, di alcuni problemi lamentati dalle frazioni montane del comune di Torreano. Il principale è quello delle strade che dal capoluogo portano a Reant, Masarolis e Tamoris. Strade spesso sconnesse, anche per il passaggio – oggi in diminuzione – dei camion che trasportano massi da una cava. “Avevano detto che sarebbero passati per Spignon – ci dice Miriam Macorig, che ci guida nel paese di Masarolis, dove abita – ma poi quella strada è risultata inadeguata, così passavano per quella che passa di qui.”

A Masarolis oggi vivono circa ottanta persone. Non tutte anziane, anzi. “Una coppia di giovani, venuta da fuori, ha comprato una casa, ci sono dei ragazzi, gli anziani sono pochi.” In estate, come in molti paesi delle Valli del Natisone, Masarolis si ripopola con le persone emigrate di ritorno per le vacanze, o con chi è proprietario di una casa ma comunque non ci vive stabilmente.
Che ci siano pochi anziani poi è anche il segnale che il dialetto locale va perdendosi, anche se camminando nel paese è naturale sentire delle persone parlarlo, e raccontare di come l’‘arbida’ stia purtroppo ricoprendo alcune case da tempo disabitate.

Una volta c’erano più abitanti e anche due bar e un negozio. E non una ma due scuole: un edificio per l’asilo e uno per le elementari, oggi ovviamente spazi vuoti. “Restava la fontana al centro del paese – dice Miriam – ma da un mese a questa parte hanno chiuso l’acqua.” È la famosa fontana con la statua di un leone chiuso in una gabbia metallica. Si narra che gli abitanti del paese in tempi lontani avessero chiesto alle autorità comunali il permesso di poter erigere una fontana e costruire un acquedotto, per evitare il faticoso viaggio di rifornimento dell’acqua nelle sorgenti lontane dal paese. Il podestà del tempo rigettò la richiesta, ma la caparbietà della popolazione fu tale che la fontana fu completata nel settembre 1895. Il leone fu posto in gabbia per rappresentare l’autorità tiranna domata e vinta dal popolo. Una versione alternativa racconta si tratti del leone di San Marco, rinchiuso in segno di protesta per la tassa sull’acqua imposta dalla Serenissima.

In ogni caso, la storia dice di una comunità risoluta. Come ora. L’acqua della fontana, dopo un mese, nei giorni scorsi è tornata a scorrere. Restano alcuni nodi irrisolti, oltre a quello delle strade: il trasporto pubblico, con orari complicati per chi vuole scendere a valle o risalire in paese, la necessità di un aiuto per lo sfalcio dei prati, e in generale un certo isolamento anche dal punto di vista politico.
Qui viene chiamata in causa l’amministrazione comunale di Torreano. “Volendo – spiega Miriam – potremmo essere un punto strategico tra le Valli del Natisone e quelle del Torre. C’era una proposta di mettere insieme i tre Comuni di Pulfero, Torreano e Faedis per asfaltare la viabilità che li unisce, ma proprio a Torreano sembra non interessi.”

Rimane l’attività della Pro loco Masarolis, che ha organizzato una camminata proprio domenica scorsa, e il centro sociale parrocchiale, dono della Caritas di Fidenza dopo il terremoto del 1976, che funge anche da ricovero per i camminatori che percorrono il Cammino celeste. Ne sono passati circa 800 lo scorso anno, quest’anno il numero si dovrebbe triplicare. Anche questa un’occasione per dare vitalità a una zona troppo spesso lasciata abbandonata a se stessa.