Domenico Morelli dal 1992 dirige il Comitato federativo delle lingue minoritarie (Confemili). Ha avuto un ruolo importante nell’approvazione della legge n. 482 del 1999 che tutela le minoranze linguistiche storiche in Italia entrata in vigore, di fatto, nei primi giorni del 2000, esattamente 20 anni fa.

Appartiene alla comunità arbëreshe della Calabria e nel settembre del 2000 é stato chiamato dal Ministro della Pubblica Istruzione prof. Tullio De Mauro a far parte del suo Ufficio di Gabinetto. Dal 2006 ha lavorato presso il Ministero dell’Interno, alla Direzione centrale diritti civili e minoranze linguistiche. Per molti mandati è stato membro del Comitato istituzionale paritetico per le questioni della minoranza slovena.

La sua lettura della situazione che sta vivendo la comunità slovena (della Regione e in particolare della Provincia di Udine), come emerge in questa prima parte dell’intervista rilasciata al nostro settimanale, è quindi quella di un testimone qualificato ed offre utili spunti di riflessione.

Come è venuto in contatto con la comunità slovena del Friuli Venezia Giulia?
“Il Confemili è stato lo spazio dove ho avuto la fortuna di poter conoscere la realtà slovena a me quasi sconosciuta. Con Bojan Brezigar abbiamo fatto parte dei fondatori del Confemili e collaborato anche a livello europeo. Voglio ricordare Pavel Stranj che, attraverso i colloqui avuti con lui e con il suo bel libro “La comunità sommersa”, mi ha insegnato tante cose. Ho seguito passo passo l’iter di creazione della scuola bilingue di San Pietro al Natisone voluta e realizzata con tanti sacrifici da Paolo Petricig con il quale nel 1994 abbiamo collaborato anche per il grande convegno “Lingua dell’infanzia e minoranze”. Comunque è difficile sintetizzare una storia fatta di tanti avvenimenti in tanti anni. Ho sempre seguito i lavori del Comitato paritetico in qualità di componente e quindi ho una certa conoscenza della vostra situazione sociale e culturale.”

Ci sono delle differenze tra le comunità linguistiche slovena, tedesca e francese e le altre minoranze linguistiche, comprese nella 482?
“Questa domanda richiederebbe una risposta molto articolata. La legge-quadro 482 ha reso omogenea la tutela per tutte le minoranze, però ancora oggi la tutela delle stesse è assimetrica perché l’attuazione della normativa non sempre è stata completa ed efficace. Alcuni statuti speciali dettano esplicite disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche. Le discipline contenute negli statuti della Regione Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e del Trentino-Alto Adige/Südtirol recano numerose previsioni, configurando due differenziati modelli di tutela delle minoranze linguistiche. Non voglio dilungarmi sulla normativa a tutela della comunità slovena che è particolarmente ricca. Le altre minoranze linguistiche sparse per l’Italia godono di minori tutele anche perché il sistema delle autonomie regionali e locali è variegato e differente. Il grado di tutela è una conquista che si deve fare giorno per giorno, come avete sperimentato voi.”

Come vede la nostra realtà slovena e come potrebbe potenziare il suo ruolo?
“Siete una comunità viva e attiva in virtù dell’impegno di tutti i suoi componenti guidati dalle associazioni che lavorano per il comune interesse. Mi sembrano positivi e concreti anche i rapporti sia con lo stato centrale che con le autorità slovene. Il quadro giuridico garantisce alla comunità un’autonomia culturale, incardinata in particolare sull’uso pubblico della lingua slovena, su un sistema d’istruzione, sia con lingua di insegnamento slovena, sia bilingue, sulla presenza di organi di stampa e di informazione radio-televisiva in lingua slovena e su un’autonoma struttura organizzativa e gestionale in ambito culturale ed economico.”

Attualmente è all’ordine del giorno il problema della rappresentanza slovena in parlamento.
“Sono fiducioso che grazie agli sforzi della senatrice Tatjana Rojc e dei rappresentanti della Regione FVG si potranno fare dei passi in avanti. Ritengo che il metodo migliore per potenziare il proprio ruolo sia il dialogo costante e continuo con le autorità utilizzando tutte le possibilità che la normativa prevede e non solo quella riguardante specificatamente la minoranza, ma anche quella concernente tutta la comunità nazionale.”