Nebeški kotiček v Kravarju, “naša zemlja nam da za živiet”

kravarGabriella Marzaro, ki parhaja iz Are, blizu Tricesima, se je devet liet od tega odločila, de bo pustila svoje dielo v nieki veliki tovarni an je odparla kimetijo v Kravarju, v podutanskem kamunu.
Okarstila jo je ‘Angolo di paradiso’ (Nebeški kot), an zaries, kar se pride gor predvsem tele lepe dni, s telo liepo uro, Kravar, kjer Gabriella živi z možan an sinam, se zdi pru tajšan.
Parvo se je trudila za pardielat senuo an darva, natuo je začela obdelovat zemljo, ki od aprila do novemberja ji povarne puno sort sadja an zelenjave. Gabriella jih potle predaja na raznih targih v naših dolinah an tudi v Furlaniji.
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gabriellamarzaroHa chiamato la sua azienda agricola ‘Angolo di paradiso’, e quell’angolo si chiama Cravero, nel comune di S. Leonardo, in queste giornate, almeno dal punto di vista meteorologico, più che mai paradisiaco. Gabriella Marzaro, originaria di Ara di Tricesimo, ha qui costruito la sua famiglia (il marito è di Cravero) ed anche il suo presente ed il suo futuro professionale.
L’incontro con Gabriella, alla fine, risulta qualcosa di più del racconto di una scommessa coraggiosa, per altro, al momento, riuscita.
Quando e come hai pensato di dedicarti, a Cravero, all’agricoltura? Perché forse dedicarsi a questa attività ora ha poco di ‘rivoluzionario’, visti i tempi di crisi economica, ma qualche anno fa…
“È vero. Nel 2005 ho deciso di lasciare il mio lavoro alla Safilo ed ho dovuto inventarmi qualcosa. Ho cominciato da zero, senza nessuna esperienza, usando gli attrezzi di mia suocera, ormai anziana, qui a Cravero. C’erano i campi, i boschi, e infatti il primo anno, aprendo la mia nuova attività, mi sono dedicata al fieno e alla legna. Poi ho trovato una valida alternativa, quella di un piccolo appezzamento di terreno dove coltivare frutta e ortaggi che poi metto in vendita.”
Sono quasi dieci anni, ormai.
“All’inizio è stata un po’ dura. Devo dire che una certa chiusura l’ha dimostrata la gente di qui, del paese, certo non tutti, però non si è capito che in qualche modo, grazie a questa attività, si porta il nome di Cravero anche al di fuori del territorio delle Valli del Natisone, ed anche fuori regione.”
Cosa coltivi, e cosa fai poi per farti conoscere dalla clientela?
“Qui coltivo da aprile fino a novembre, almeno se il tempo è clemente. Dipende ovviamente molto dalle stagioni, lo scorso anno in questi giorni c’era ancora la neve… Adesso ad esempio sto coltivando gli asparagi, che saranno pronti in aprile. In autunno c’è la raccolta delle castagne. Ma non ci sono tempi morti, per partecipare ad eventi fuori stagione faccio trasformare la frutta e la verdura in sottoli o confetture, da proporre in mercati, fiere, eventi particolari come può essere la ‘Cena sul prato’ di Stregna. Da cinque anni poi partecipo al mercato del giovedì a S. Pietro al Natisone, che anche grazie al passaparola funziona benissimo. In generale, noto che le persone cercano sempre cose nuove: ora sto preparando l’aglio orsino e la confetture di primule, cose che nei supermercati non si trovano.”
Al di là della tua attività, forse ti sei fatta un’idea su cosa si potrebbe fare per valorizzare maggiormente le Valli del Natisone.
“Qui bisogna combattere contro le intemperie e contro la burocrazia, a volte però anche con certi pregiudizi della gente del luogo. Credo che gli spazi, le tante cose belle di questo territorio andrebbero mantenute meglio, valorizzate in altra maniera. Faccio l’esempio di Cravero, dove ci sono due chiesette secolari che sono chiuse. La gente, e ce n’è tanta, passa di qui e chiede di entrarvi, ma non è possibile. Non è il territorio che ci vincola, ma una certa mentalità che non è solo delle Valli, ci aggiungerei anche la Pedemontana. Come mai il Collio ha saputo sfruttare il proprio territorio in quella maniera? Certo, hanno dell’ottimo vino, ma sono stati capaci di unirsi per valorizzarlo, mentre qui si tende troppo all’individualismo. Questo rischia di frenare lo sviluppo di queste vallate, e penso sia un discorso che riguardi soprattutto le giovani generazioni.”
Le istituzioni, pubbliche o private, sono in qualche modo di aiuto?
“Ho smesso di richiedere il contributo per lo sfalcio dei prati, a parte la modica cifra c’erano troppe complicazioni. Per il resto, credo che per le piccole realtà agricole la Kmečka zveza sia molto più efficace, mentre la Coldiretti lavora bene con aziende più grandi.”
Come vedi il futuro della tua azienda agricola?
“Ho un figlio di quattordici anni che per il momento non mostra grande passione per l’agricoltura. Penso che il lavoro agricolo abbia un futuro, perché la tendenza è quella di un ritorno alla natura, alla vita sana. Il mio è un ‘work in progress’, c’è l’attività nei campi ed ora, frequentando un corso per operatori agrituristici, sto pensando di realizzare una sorta di Bed & breakfast ampliato. La richiesta, da chi viene da fuori, non mancherebbe. Anzi, qui ci vorrebbe un’ondata di gente che viene da fuori…”
Michele Obit