“La riforma sanitaria regionale non chiuderà alcun ospedale, dimostreremo nei fatti che il presidio di Cividale non sparirà, anzi si rafforzerà. L’ospedale transfrontaliero? Siamo disponibili a forme di convenzioni con la Slovenia, anche se questa ha la particolarità di non avere regioni. Dovremo confrontarci con lo Stato centrale o con i municipi.” Ha difeso a spada tratta la proposta di riforma sanitaria regionale, la presidente Debora Serracchiani, nell’incontro con gli amministratori dei 17 Comuni dell’Ambito socio-assistenziale del Cividalese che si sono riuniti lunedì 15 a Cividale per discutere ed approvare (15 le astensioni, le avevano preannunciate Buttrio e S. Giovanni al Natisone) un ordine del giorno a difesa del nosocomio ducale. Ha difeso e rilanciato, assieme all’assessore alla sanità Maria Sandra Telesca, un’idea che sblocca un settore importante, anche dal punto di vista del bilancio regionale, e che era rimasto fermo ai primi anni ’90.  Le voci del territorio, di sindaci (per le Valli de Natisone ha parlato Mario Zufferli) e di alcuni consiglieri regionali sono state però all’insegna dell’allarme e della preoccupazione per il destino dell’ospedale. L’assemblea si è aperta con un intervento del parroco di Cividale, monsignor Livio Carlino, che ha tra l’altro affermato che la comunità “non si riconosce in una sanità che esclude chi vive nei territori ai margini della regione.” ospedale_civ
Quindi i consiglieri regionali Stefano Pustetto e Roberto Novelli, che pure in consiglio siedono su fronti opposti, hanno criticato la riforma. Per Pustetto in particolare “si chiedeva un potenziamento delle funzioni ma così a Cividale, gradualmente, resterà solo il Distretto sanitario.” Di diverso avviso il collega Cristiano Shaurli: “L’obiettivo è non tagliare ma ricollocare e spendere meglio, difendere lo status quo è irresponsabile.” Shaurli ha anche annunciato un emendamento al testo di riforma che riguarderà la sanità transfrontaliera, argomento su cui si è soffermato il sindaco di Tolmin, Uroš Brežan, che ha parlato anche a nome dei colleghi di Kobarid e Bovec e del prefetto Zdravko Likar: “Gorizia e Šempeter hanno dato l’esempio, non vedo motivi perché un progetto simile non possa riguardare anche il nostro territorio, da noi vale la regola che un paziente può scegliere la struttura sanitaria a cui rivolgersi, indipendentemente dai confini.”
Quindi gli interventi, in gran parte chiarificatori, di Telesca e Serracchiani. Entrambe hanno chiarito il nodo centrale della riforma: la parte ospedaliera deve integrarsi con i servizi territoriali. Un progetto da affrontare con gradualità e che comprenderà anche – questo un punto ‘dolente’ rilevato dai sindaci nel loro ordine del giorno – il Pronto soccorso di Cividale. La proposta prevede “la presenza di un punto di primo intervento sulle 12 ore e la postazione di un mezzo di soccorso sulle ventiquattro ore” mentre i sindaci chiedono il mantenimento del Pronto soccorso per le 24 ore. Dalla Regione anche la promessa che la riforma verrà monitorata, tra qualche mese, assieme agli amministratori locali.
Altro aspetto, come rilevato dal sindaco di Cividale Stefano Balloch, è il finanziamento di quasi 6 milioni di euro inizialmente destinato al nosocomio ducale, che la Giunta regionale in luglio ha dirottato a quello di Udine. Serracchiani ha risposto che “si è trattato di un provvedimento urgente, ma per Cividale siamo determinati a destinare nuove risorse a cominciare dal settore tecnologico: il servizio di mammografia verrà presto ripristinato.” Per le Valli del Natisone, come detto, l’intervento del sindaco di Drenchia è servito a chiedere il mantenimento dei servizi ospedalieri e “un occhio di riguardo, da parte della Regione, per la montagna.”
In margine, la ‘dimenticanza’ degli organizzatori dell’assemblea che hanno fatto sedere il consigliere regionale Giuseppe Sibau tra il pubblico.