No allo statuto dell’Uti del Natisone, in arrivo il commissario regionale

vas_drekaSarà un commissario nominato dalla Regione a redigere lo statuto dell’Uti del Natisone. L’assemblea dei sindaci dei 17 comuni che faranno parte del nuovo ente ha infatti respinto la bozza della carta, frutto della mediazione fra tutti i primi cittadini.
A determinare l’esito il voto contrario dei sindaci che, contro la legge di riforma regionale, avevano già promosso il ricorso al Tar: Pulfero, Grimacco, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Corno di Rosazzo, Torreano e Prepotto. Assente il comune di Drenchia – che pure ha promosso il ricorso di fronte al Tribunale amministrativo -, Moimacco e Premariacco hanno optato per l’astensione. Si sono espressi a favore invece Stregna, Savogna, Cividale, Remanzacco, Buttrio, San Giovanni al Natisone e Manzano.
Un numero non sufficiente neanche dopo le previsioni della giunta regionale – in seguito alle quali si erano registrate alcune aperture nel fronte dei ricorrenti – che a luglio aveva abbassato il quorum per l’approvazione della carta al 60 per cento dei primi cittadini dell’asssemblea o dei sindaci che rappresentassero almeno il 60 per cento della popolazione del nuovo ente. Ulteriore incentivo era stato l’accantonamento di 26 milioni di euro per i trasferimenti da destinare ai soli comuni che avessero dato seguito alla riforma.
Nel corso dell’assemblea sono stati discussi alcuni emendamenti presentati da Luca Postregna (sindaco di Stregna) e Germano Cendou (Savogna). “Il nostro intento – spiega Germano Cendou, sindaco di Savogna – era quello di caratterizzare il subambito delle valli del Natisone (già previsto nella prima bozza di statuto, ndr) in modo che tutelasse maggiormente la montanità del territorio e valorizzasse la presenza della minoranza linguistica slovena. Abbiamo anche proposto la denominazione trilingue (italiano, friulano e sloveno) dell’ente, ma la maggior parte delle nostre proposte sono state comunque respinte prima del voto finale sul documento. La bozza di statuto che abbiamo votato non era la migliore possibile per noi, vista anche la bocciatura della maggior parte dei nostri emendamenti. Tuttavia alcuni obiettivi minimi li avevamo raggiunti considerando anche che i numeri sul voto nell’assemblea dei sindaci non sono dalla nostra parte. Ora – prosegue Cendou – tutto passa nelle mani del commissario che, mi auguro, riparta anche dall’accordo raggiunto in assemblea.”
La scelta di proporre gli emendamenti di Cendou e Postregna però non è piaciuta ai colleghi valligiani del fronte dei contrari alla riforma che, comunque, non hanno partecipato al voto sulle proposte in questione. “Non ho condiviso l’azione dei due colleghi – spiega Camillo Melissa di Pulfero –, alla fine l’unico risultato che ha prodotto è stato quello di aumentare le tensioni fra le amministrazioni delle valli del Natisone. Non abbiamo condiviso nè il metodo, visto che le proposte non sono state discusse prima dell’assemblea conclusiva nè – in qualche caso – il merito delle stesse. In ogni caso noi, coerenti con la scelta di promuovere il ricorso al Tar contro tutto l’impianto della riforma, abbiamo votato contro lo statuto, anche per non influenzare l’esito del giudizio del tribunale. Nonostante questo però, abbiamo portato il nostro contributo nelle fasi preliminari al voto dello scorso 20 agosto per cercare di migliorare la carta.”
Postregna però la pensa in maniera diametralmente opposta: “L’atteggiamento dei colleghi valligiani del ‘no’ alla riforma non è stato affatto costruttivo in questi mesi. Alcune proposte sono emerse durante la preparazione della bozza di statuto, ma poi, quando si è trattato di fare sul serio, si sono tirati indietro. La scelta però era apparsa chiara sin dalla scorsa primavera quando hanno di fatto bocciato la nostra idea di un’Uti con le valli del Torre. Una scelta che sarebbe stata migliore per le valli del Natisone. Contemporaneamente, però, firmavano a favore dell’entrata nell’Uti “Cividalese” del comune di Pavia di Udine, dimostrando così di essere di fatto  d’accordo (al di là del ricorso al Tar) proprio con l’impostazione della delimitazione territoriale scelta poi dalla Giunta regionale“.

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