Pahor: “I dilemmi in Slovenia legati all’identità, sapremo superarli”

È un rapporto stretto e intenso, quello tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia. Lo ha detto la presidente della Regione, Debora Serracchiani, e l’ha confermato il presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, presente sabato nel teatro Ristori di Cividale ad un incontro per l’apertura del Mittelfest, intervistato dal direttore del quotidiano La stampa, Maurizio Molinari.
Questa condivisione avviene però all’interno di un’Europa ancora alla ricerca di una sua dimensione. Di questo ha parlato Pahor prima in un intervento, in cui ha azzardato la previsione che “dopo le elezioni in Germania e già all’inizio del prossimo anno, assisteremo ad un’iniziativa congiunta di Parigi e Berlino volta a rafforzare la prospettiva europea, spazzando via i timori di una retorica antieuropeista” e poi rispondendo alle domande del giornalista, esperto per altro in politica estera.
“In Slovenia ci sono maggiori dilemmi – ha detto tra l’altro – rispetto all’Italia e ad altri Paesi sul ruolo che deve avere nell’Unione europea. Sono dilemmi legati alla questione dell’identità. Quale sarà il futuro della nostra identità, anche linguistica, in un gruppo di Paesi forti? Lo vogliamo, saremo capaci di conservarla? È una domanda legittima. Io sono pronto ad affrontare questo rischio, solo facendo parte di questo gruppo forte riusciremo a mantenere la nostra identità.”
Si è affrontato insomma il tema dell’Europa a due velocità (“Non ho dubbi che la Slovenia debba restare a fianco di Francia e Germania, ma è necessario rifondare l’Unione europea anche a partire da un nuovo processo costituzionale, per rompere l’indifferenza intellettuale e lo scoraggiamento politico. Ogni dubbio potrebbe dimostrarsi fatale”), per poi passare al rapporto tra la Slovenia e la Russia di Putin (Pahor, ricordato la presenza del leader russo alle celebrazioni per i cent’anni della cappelletta dedicata ai soldati russi sul Vršič, ha detto di ritenere la Slovenia partner importante della Nato ed al contempo valido interlocutore di Mosca) e al fenomeno delle migrazioni dal Sud del mondo, per il quale “bisogna trovare una soluzione europea che al momento non sembra prospettarsi, anche perché il problema è: fino a quando non si presentano nel mio cortile non è qualcosa che mi riguarda. La soluzione è la suddivisione del ‘carico’ tra i Paesi europei, l’alternativa sarebbe solo il rafforzamento dei confini.”
Infine la domanda più personale a Pahor ha riguardato il fatto che, essendo nato a Nova Gorica, ha vissuto da vicino la questione del confine. Come è diventato una persona che unisce? “Da bambino vedevo quel confine come una grande opportunità. Mia madre mi ha insegnato che tutti i vicini vanno rispettati, ed io non ne ho mai avuto paura. Oggi Gorizia e Nova Gorica hanno tante occasioni che non sanno sfruttare a pieno. Se si inizia una coraggiosa, ambiziosa collaborazione, avremo la possibilità di creare qualcosa di unico, due Gorizie e una città” ha concluso il presidente della Repubblica di Slovenia.
Per la presidente Serracchiani è stata un’intervista interessantissima, perché “ha chiarito la posizione centrale della Slovenia nel contesto dei Balcani e la sua visione sulla necessità di un allargamento dell’Europa anche nell’ipotesi di velocità diverse”.

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