Parco transfrontaliero del Natisone, storia ed economia come punti di forza

Venerdì 12 dicembre ha avuto luogo nella sala consiliare di S. Pietro al Natisone una tavola rotonda convocata dal Comitato promotore del Parco fluviale transfrontaliero del Natisone per la presentazione di un primo abbozzo del progetto e del neo-costituito Comitato tecnico dell’associazione.
Oltre a Claudia Chiabai, referente dell’organizzazione, ne fanno parte gli architetti Amerigo Chierici, Vania Zamò e Arduino Cargnello, quest’ultimo anche coordinatore del gruppo di lavoro, l’ingegnere Giovanni Caineri, il dott. Francesco Boscutti, naturalista e botanico del Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università di Udine, la dott.ssa biologa Raffaella Zorza dell’Arpa FVG.parco_natisone
In qualità di consulenti ci sono pure i naturalisti e periti agrari Matteo De Luca, Lorenzo Favia e Paolo Bianchi. Alla serata hanno partecipato anche il sindaco di S. Pietro, Mariano Zufferli, e gli assessori comunali Paola Cantoni e Gessica Snidaro.
L’associazione ha individuato come formula ideale di attuazione del progetto il Contratto di Fiume,  illustrata dalla biologa dell’Arpa Raffaella Zorza. (mp)
Consisterà nella sottoscrizione da parte delle dieci amministrazioni comunali che sorgono lungo l’asta del Natisone (Taipana, Caporetto, Pulfero, San Pietro al Natisone, Cividale del Friuli, Premariacco, Manzano, San Giovanni al Natisone, Trivignano Udinese e Chiopris-Viscone) di un accordo che richiede la gestione coordinata, integrata e compartecipata dell’intero bacino fluviale.
Un approccio territoriale, dunque, che parallelamente all’attività di tutela dell’ecosistema e dello stato di salute delle acque si impegnerà in azioni di riqualificazione e valorizzazione del patrimonio paesaggistico, storico e culturale delle zone interessate. Le proposte di intervento elencate dall’architetto Cargnello, coordinatore del gruppo di lavoro, mirano proprio a questo. Punto di partenza è la limitazione degli impatti antropici, che avrà come controcanto il recupero del patrimonio edilizio e viario esistente, già consolidato storicamente e culturalmente.
Affine è il piano di contenimento di specie aliene per quanto riguarda la flora e la fauna, con l’obiettivo di mantenere intatto l’ecosistema originario. Si cercherà di incentivare lo sviluppo dell’economia locale, con misure atte a favorire le piccole realtà imprenditoriali negli ambiti dell’agricoltura, dell’allevamento, dell’artigianato e dell’agroalimentare. Ultime, ma non per importanza, le misure per sviluppare ulteriormente il turismo, potenziando la forza attrattiva del nostro territorio.
Si tratta di un’ipotesi di lavoro molto ampia e articolata, per la quale l’associazione sta lavorando alacremente per riuscire a rispettare i termini per presentare in modo definitivo il progetto e accedere ai fondi europei destinati ai programmi per la crescita sostenibile previsti per il periodo 2014-2020. Inoltre, lo status storico e culturale di terra di confine del territorio che si snoda lungo il corso del Natisone, offre la possibilità di accedere a progetti di più ampia portata, come l’iniziativa ‘European Green Belt. La Cortina di ferro diventa Cintura Verde dell’Europa’, che ha lo scopo di conservare e valorizzare il corridoio ecologico originatosi negli anni della guerra fredda lungo la ex Cortina di Ferro.
Come ha ricordato in chiusura Claudia Chiabai, fatti storici ed economici che in passato hanno rappresentato elementi di penalità per il nostro territorio sono ora punti di forza e opportunità da cogliere e sviluppare nel migliore dei modi.

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