Polonia, su aborto e libertà di stampa la prova di forza del governo che piace alla destra italiana

Limitazioni alla libertà di stampa, restrizioni che rendono quasi impossibile l’interruzione di gravidanza. E migliaia di cittadine e cittadini in piazza, in piena pandemia, come non se ne vedevano dai tempi della transizione post-sovietica. Cosa sta succedendo nella Polonia (38 milioni di abitanti, il quinto Stato più popoloso dell’Ue) guidata Morawiecki del partito di destra PiS?

Da sinistra: Morawiecki, Orbán e Salvini lo scorso primo aprile a Budapest (Foto: Aron Coceancig)

Qual è la situazione nel Paese nei giorni in cui il premier polacco si è incontrato, il primo aprile a Budapest, con il primo ministro ungherese Orban e il leader della Lega – che sostiene il governo in Italia – Salvini? Ne abbiamo parlato con la giornalista Ilaria Banchig che dal 2015 vive a Cracovia.

Lo scorso 27 gennaio è entrata in vigore in Polonia una norma che rende molto difficile l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, nonostante le numerose proteste descritte come le più imponenti nel paese dai tempi della transizione dal regime. Cosa prevede esattamente questa nuova normativa? E come mai, nonostante le proteste, il governo guidato dal premier Mateusz Morawiecki del partito di destra Diritto e Giustizia (PiS) ha insistito su questa decisione?

Fino a questo momento la legge prevedeva laborto in tre casi: quando la madre è in pericolo di vita (a prescindere dallo stadio di avanzamento gravidanza), nel caso di stupri e incesti (fino alla 12 settimana) e nel caso di grave malattia fetale, anche senza nessuna aspettativa di sopravvivenza. Con la legge entrata in vigore questultima opzione è stata giudicata incostituzionale. Essendo il PiS un partito cattolico, il cambiamento della legge sullaborto era uno dei punti del loro programma elettorale, ma cambiare una legge così delicata in un momento di crisi come quello che stiamo affrontando tutti, è una mossa abbastanza vigliacca da parte del governo di Morawiecki. Lapprovazione della legge, infatti, ha contribuito a sollevare un polverone che ha fatto cadere in secondo piano la gestione della pandemia sia dal punto di vista dellamministrazione dei fondi stanziati, sia della gestione della sanità pubblica, sia dal punto di vista delle diverse problematiche correlate che si sono create.

L’impressione è – quindi – che il partito del primo ministro goda ancora di un ampio consenso. Quali sono, secondo te, le ragioni principali su cui si fonda?

Il partito di Pis, Diritto e giustizia, purtroppo gode ancora di un ampio consenso, nonostante il suo operato fino ad ora abbia creato molti scontenti in diverse categorie. Ricordo negli ultimi anni le proteste di medici, insegnanti e in questultima occasione di molte donne che hanno trovato veramente un grandissimo sostegno, tanto da diventare una manifestazione generale antigovernativa. Il partito di Morawiecki ha attuato una politica populista che ha contribuito a creare uno zoccolo duro di elettori che continuano a vederlo come lunica alternativa possibile. In questo è stato molto aiutato anche dalla tv pubblica.

Giornata di proteste a Cracovia (Foto: Ilaria Banchig)

Quale ruolo giocano i media in questo contesto? Leggiamo che la Tv di Stato polacca sarebbe sotto stretto controllo governativo. È davvero così?

Sì, purtroppo è proprio così, anzi è il megafono del governo. Non si tratta di uno schieramento ideologico, ma di una vera e propria propaganda. Capita più volte di sentire notizie totalmente distorte e in caso di campagne elettorali aperta denigrazione e svalutazione degli avversari politici con beceri attacchi personali da parte dei giornalisti che lavorano in queste reti. Queste sono le uniche fonti di informazione dellelettorato del PiS. Il linguaggio usato dai media è inaccettabile in un paese che dovrebbe essere pluralista e democratico, uscito da poco da un periodo di dura repressione.

C’è stata poi, lo scorso 10 febbraio, l’introduzione di una nuova tassa sugli introiti pubblicitari dei media privati. Anche questa è stata vista come una stretta sulla libertà di stampa…

Effettivamente questa è un’ulteriore stretta di vite sulla libertà di stampa. Non è difficile rendersene conto pensando che il governo ha garantito alla tv pubblica 2mld di zloty (435,5 milioni di euro ndr.) ogni anno per i prossimi 5 anni, mentre le tv private che sono le uniche di fatto a proporre uninformazione alternativa sono state ulteriormente tassate.

In ogni caso, queste recenti scelte del governo polacco sembrano in contrasto con i valori di cui si vorrebbe fosse portatrice l’Unione europea. Come vedi – oggi e in prospettiva futura il rapporto fra Polonia e Ue?

La Polonia in questi anni sta usufruendo di molti fondi europei e quindi il governo sa che volente o nolente dovrà sempre rendere conto allUe. Questo naturalmente non emerge dai dibattiti pubblici, visto che lelettorato viene nutrito di pensieri euroscettici, il che crea una dissonanza tra quello che il governo fa e quello che dice agli elettori. In Europa la Polonia viene vista più o meno allo stesso livello dellUngheria di Orban, per cui la strada da percorrere per una cooperazione serena è ancora lunga. Nonostante questo io resto però fiduciosa, perché i giovani sono per la maggior parte convinti europeisti.

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