Colpita recentemente da un lutto, la Pro loco di Ponteacco ha dimostrato ancora una volta la sua compattezza, stringendosi accanto alla famiglia Tuan e proponendo di destinare le offerte alla piccola Ilaria. Con Francesco Coren, dalla sua fondazione presidente del sodalizio, proviamo a raccontare questa piccola grande realtà del nostro territorio. petjag

La Pro Loco Ponteacco è stata costituita sei anni fa. Da cosa è nata l’esigenza di riunirvi in un’associazione?

“Dagli anni Novanta al 2009 il nostro paese ha sofferto una grave crisi d’identità. Dopo la chiusura del negozio e del bar, Ponteacco era diventato una sorta di dormitorio. Persone quasi estranee tra loro che rincorrevano le fasi del tran-tran quotidiano. Eravamo arrivati al punto che, al suono dell’Ave Maria che annunciava la dipartita di qualcuno, si intrecciavano le telefonate tra casa e casa per conoscere il nome della persona scomparsa. Il nostro progetto è iniziato nel 2001 con la donazione della nuova fontana in pietra piasentina da parte del paesano Remigio Narduzzi, residente in Svizzera. L’inaugurazione della fontana e il successivo ripetersi di anno in anno di quella piccola cerimonia legata alla nostra festa tradizionale sono stati gli elementi embrionali di quella trasformazione che oggi ci coinvolge con passione e soprattutto con un’unità ritrovata e senza precedenti.”

Sei anni è un periodo di attività non lungo, durante il quale però la Pro Loco si è contraddistinta per una serie di iniziative. Quali sono state, secondo te, le più importanti?

“Abbiamo creato quasi dal nulla un ambiente naturale che oggi attira centinaia di studenti e di gruppi provenienti da tutta la regione. Il nostro gruppo di lavoro ha il grande merito di aver trasformato un anonimo paese di transito verso la Slovenia o verso Udine qual era Ponteacco, in un luogo di sosta, di visita. Abbiamo la fortuna di gestire un bel Centro che fa da volano a tutte le nostre iniziative. Lì ci riuniamo, ci troviamo la domenica, abbiamo ridato vita al paese. Il Centro è una struttura molto richiesta anche da un vasto pubblico proveniente dal circondario, dove si svolgono feste, riunioni, seminari. La struttura è curata, pulita, calda. I bambini possono giocare in sicurezza, senza l’incubo della strada o di presenza di estranei.”

Un piccolo ‘gioiello’ di cui vi siete occupati è il mulino di Biarzo con il sentiero per raggiungerlo, un luogo impreziosito dalla presenza del Natisone. Come pensate di valorizzarlo?

“Alla famiglia Dorbolò va il nostro ringraziamento e la nostra riconoscenza per averci concesso l’utilizzo della struttura, che abbiamo cercato di curare e migliorare come se fosse nostra. Il mulino è diventato il nostro Centro visite. Al piano superiore abbiamo creato una piccola esposizione legata ai ritrovamenti dell’attiguo Riparo di Biarzo, uno tra i più importanti del bacino alpino orientale. Sia il mulino che il riparo versavano in condizioni di grave abbandono. Il nostro progetto ha riqualificato l’intera area e il sentiero che collega Ponteacco al Centro visite è diventato un percorso naturalistico, con vicende di krivapete e škrati, con una ricchezza botanica senza paragoni, con la bellezza della forra che stupisce tutti i nostri ospiti. In programma abbiamo una serie di lavori di allargamento dell’ambito naturale e l’elettrificazione del Parco dei Ciclamini, compreso il Centro visite.”

Ci sono nelle Valli del Natisone, come altrove, realtà, paesi come Ponteacco (assieme a Tiglio e Mezzana), che sono più uniti di altri, in cui gli abitanti danno un senso allo stare assieme. Quello che avveniva una volta un po’ dappertutto. Cos’è, secondo te, che fa in modo che questo avvenga?

“Parlo per Ponteacco, Tiglio e Mezzana. I nostri tre paesi hanno una lunga storia di sostanziale unità. A Ponteacco sono in vigore alcune regole già da molti anni: rispetto l’uno dell’altro, la diversità di opinioni intesa come arricchimento, il favorire momenti di incontro e non di scontro. Considero buono il nostro livello, anche se il percorso non è del tutto completato. Ce la stiamo mettendo tutta.”

Ponteacco è una frazione di vallata e probabilmente non risente, rispetto a quelle di montagna, di un calo demografico e di mancanza di servizi pressoché costante. Cosa pensi al riguardo, esiste ancora un futuro per Montefosca o Mersino?

“La vedo un po’ duretta. Sembrerebbe che ‘i buoi siano già scappati’. Ci sono certe frazioni di montagna che danno tristezza e tutti i fatti di cronaca nera sembra siano sempre amplificati per quanto riguarda le Valli. I ‘media’ a diffusione regionale offrono un’immagine ancor più cupa delle Valli. Siamo in molti casi ad una mezz’oretta da Udine, eppure le distanze sembra siano doppie, triple rispetto alla realtà. Forse a Rodda e a Mersino si vive ancora bene, ma se pensiamo che il Comune di Pulfero è costituto da un insieme di 56 frazioni…”

Quale, dal punto di vista strettamente personale, il tuo bilancio come presidente della Pro loco Ponteacco?

“Di recente si sono svolte le votazioni per il rinnovo del Consiglio direttivo. Siamo in undici: Claudia Bait, Graziella Birtig, Paolo Cencig, io, Simona Franz, Lorenzo Iussa, Laura Mattelig, Patrizia Mattelig, Marzia Petricig, Marina Pocovaz e Caterina Salvagno, mentre il Collegio dei revisori dei conti è costituito da Bianca Bacchetti, Marisa Dotti e Tiziano Onesti. Sono presidente uscente dopo due mandati triennali. Il Consiglio direttivo nominerà ora il nuovo o la nuova presidente. A titolo personale posso dire che si è trattato di una bella esperienza costituita da soddisfazioni e da sacrifici. In questo caso i sacrifici non sono stati solo i miei, intendiamoci, ma anche quelli di tutti gli altri consiglieri e di un consistente gruppo di soci che ci affianca. Senza il coinvolgimento diretto di tanta gente, mai avremmo raggiunto i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Il nostro prossimo programma è racchiuso in tre P: Progettazione (riferita ai nuovi ambiti da migliorare e costruire), Programmazione (di eventi e appuntamenti) e Pubblicità, grazie anche al nostro sito internet www.ponteacco.it, che nel corso del 2014 ha avuto oltre 60.000 accessi e oltre 150.000 pagine consultate. Invito le lettrici e i lettori del Novi Matajur a consultarlo: è una piccola finestra sulla nostra realtà.” (m.o.)