Potenzialità e problemi, primi risultati di un questionario sul turismo locale

Da un lato il potenziale della natura, della storia e delle peculiarità culturali e linguistiche, dall’altro la frammentazione di enti, progetti e associazioni e la drammatica situazione demografica. È stata presentata, lo scorso 13 giugno nella sala consiliare di San Pietro al Natisone, l’analisi dei risultati del questionario prodotto dall’Istituto per la cultura slovena sullo sviluppo turistico delle Valli del Natisone, del Torre e Resia. Ad illustrarlo i due professionisti incaricati: Janko Humar, già direttore dell’Istituto Dolina Soče, motore della crescita dell’offerta turistica nell’Alta valle dell’Isonzo, e Gorazd Skrt, già direttore dell’Ente del Turismo della Slovenia: esperti del settore che sono fra i migliori del campo, ha spiegato Giorgio Banchig, presidente dell’ISK.
All’incontro, il primo di una serie di iniziative che si svilupperanno nel prossimo triennio, hanno partecipato il sindaco di Stregna Luca Postregna, la sindaca di Savogna Tatiana Bragalini alla sua prima uscita ufficiale nel suo nuovo incarico, e rappresentanti delle amministrazioni di San Pietro, San Leonardo, Drenchia e Torreano.

Gli esiti del questionario
Al questionario, ha spiegato Skrt, hanno risposto 156 persone, il 35% delle quali sono fornitori di servizi turistici. La considerazione generale che è emersa è che rispetto ad altre aree rurali della regione in questa zona la situazione sia ‘peggiore’ (79% degli intervistati), anche dal punto di vista dello sviluppo del turismo (69%). Nella percezione degli intervistati c’è comunque una valutazione discreta (con un punteggio di 2,7 su 4) dell’offerta di festival ed eventi culturali (sono citati la Stazione Topolò, il Senjam beneške piesmi, il Pust e il Burnjak), della rete dei sentieri escursionistici (valutazione 2,6), e dell’offerta di prodotti locali (2,4). Le valutazioni peggiori riguardano invece gli spazi attrezzati lungo i fiumi (1,7), i negozi (1,9) e – “sorprendentemente”, hanno valutato Skrt e Humar – le piste ciclabili. Quanto alle infrastrutture è stata rilevata la carenza del trasporto pubblico, un problema che andrà affrontato presto, hanno concordato i due professionisti, per sfruttare la relativa vicinanza ad aereoporti e i buoni collegamenti autostradali.

L’ostacolo principale
è la collaborazione insufficiente

L’ostacolo principale allo sviluppo emerso dall’indagine è però la ‘collaborazione insufficiente’, fra imprese, associazioni ed enti pubblici. Segue, inevitabilmente, la struttura demografica.
Secondo gli intervistati fra le priorità da sviluppare in un prossimo futuro c’è l’escursionismo (con una valutazione di 2,5 su 4), segue il turismo storico – legato all’identità linguistica e culturale slovena –, il settore gastronomico, e infine quello legato ad eventi e festival. Gli intervistati hanno assegnato punteggi minori al turismo ‘d’affari’ e al turismo ‘di lusso’, anche se, secondo Skrt e Humar, le potenzialità, invece, ci sono.
I punti individuati come più riconoscibili sono il Matajur e il Kolovrat, subito dopo la cultura e le tradizioni della comunità slovena, e quindi i fiumi, le grotte e la rete museale.
Nella visione futura a medio-lungo termine è stata scelta l’idea di sviluppare un turismo ‘sostenibile’, nel rispetto degli abitanti e delle radici culturali della zona, e la necessità di evitare il ‘turismo di massa’.
Skrt e Humar hanno poi completato l’indagine con un’analisi dei dati ufficiali disponibili. Accanto alle note difficoltà sul tessuto demografico anche qui è emerso ‘l’enorme potenziale dei valori naturali’ (i monti, i fiumi, le grotte, le cascate) che non hanno nulla da invidiare a quelli dell’Alta valle dell’Isonzo. E, allo stesso modo, il grande patrimonio culturale, legato alla lingua e alla storia del confine (prodotti locali, sentieri di pace, eventi culturali, tradizioni, musei). Un ulteriore dato positivo, poco noto, è che in questa zona ci sono ben 86 fornitori di alloggi per 929 posti letto. Mentre nella ristorazione l’offerta è maggiore di quella dell’Alta valle dell’Isonzo con ben 1920 posti a sedere.
Positivo anche il fatto che il 39% dei pernottamenti sia stato di ospiti provenienti dall’Italia, seguono Germania (21%) e Austria. Il mercato interno è quindi un’opportunità importante e di facile gestione.
Il problema della frammentazione, in questo caso degli enti locali, è emerso anche durante il dibattito. Secondo Elena Chiabudini, assessora di San Pietro al Natisone, si sente la mancanza di un ente che sia in grado di pianificare una strategia complessiva. Il consigliere di opposizione di San Pietro Nino Ciccone ha evidenziato, in questo senso, il mancato supporto della Comunità di montagna.
Secondo Humar è evidente che la dimensione dei comuni e la frammentazione del territorio siano un ostacolo. Ma non insormontabile, molto dipenderà dalla capacità che saprà mettere in campo la società civile e dalla volontà politica degli amministatori. La possibilità di mettersi alla prova in questo senso arriverà presto: prima dell’autunno infatti, nell’ambito di questo progetto, si terranno seminari e workshop con gli operatori del settore. Con quanto emergerà verrà redatta una proposta con obiettivi strategici per la Benecia (questo il nome provvisorio scelto per definire il territorio di azione). La proposta verrà quindi discussa ed implementata con le istituzioni di riferimento. L’obiettivo finale è proprio “creare un’organizzazione per la gestione della destinazione ed un team ambizioso che si occupi di promozione e sviluppo sostenibile”.

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