La dichiarazione rilasciata da Sergio Cecotti al Novi Matajur in merito al riordino degli enti locali della Regione: “La riforma degli enti locali è stata uno dei grandi errori dell’amministrazione Serracchiani. Con un vizio di fondo: quello di aver spezzato la coesione territoriale.
Noi proponiamo innanzitutto di riportare le istituzioni al funzionamento normale. Va tolta l’obbligatorietà dell’adesione alle Uti e vanno rimossi i limiti demografici e territoriali imposti dall’alto. Proponiamo poi di invertire il meccanismo di penalizzazione: l’Uti è un ente strumentale e dovrebbe essere in grado di produrre effetti positivi per i comuni che decidono di aderire, se non riesce a coinvolgere i comuni, ad essere un punto di riferimento per gli stessi, è l’Uti stessa che andrebbe penalizzata. In una seconda fase sarà necessario riformare la Regione come ente: senza le Province deve cambiare pelle e significato, non può rinchiudersi in un palazzo di Piazza Unità a Trieste e diventare una burocrazia autoreferenziale. Deve, al contrario, decentrarsi e lavorare sul territorio.
Solo a questo punto, riportata la coesione territoriale, si potrà pensare ad un sistema di riorganizzazione razionale degli enti che sia durevole nel tempo. Il punto di partenza potrebbero essere le assemblee di comunità linguistica, uno dei pochi elementi positivi introdotti dalla riforma. Andrebbero però dotate di poteri reali e non meramente consultivi come avviene adesso. Con i distinguo del caso, il modello dovrebbe essere quello prestigioso delle comunità linguistiche del Belgio.