sauodnjaL’Unione territoriale intercomunale ricomprenda i Comuni che attualmente fanno parte della Comunità montana del Torre, Natisone, Collio. Enti nei quali vige la tutela della minoranza linguistica slovena, come sancisce la legge 38/2001, il che consente di derogare al principio del numero minimo dei residenti per i nuovi enti, fissato altrimenti a 30mila per i territori montani. Questa la proposta per l’esecutivo regionale di tre primi cittadini delle valli del Natisone in merito alla riforma degli enti locali approvata dalla Regione.
In attesa che la Giunta Serracchiani predisponga il decreto attuativo (entro il prossimo 15 febbraio) con cui, di fatto, disegnerà i confini dei nuovi enti sovracomunali, Luca Postregna (Stregna), Germano Cendou (Savogna) e Mario Zufferli (Drenchia) si rivolgono contestualmente ai colleghi di questa parte della fascia confinaria della Provincia di Udine perché entro il 19 gennaio esprimano il loro parere sul documento ed, eventualmente, lo sottoscrivano.
La riforma ‘epocale’ del sistema della autonomie – si legge nel testo firmato dai tre sindaci – “deve necessariamente tenere conto dei diversi livelli di sviluppo, delle disomogeneità comunque presenti nel territorio comprensivi di aspetti culturali variegati normativamente oggetto di tutela.”
Di qui dunque, secondo i proponenti, la richiesta di un’unione fra i comuni già inseriti nella Comunità montana, “finalizzata a garantire a questa porzione di territorio regionale, omogeneo dal punto di vista sociale, culturale ed economico, una politica di sviluppo ed una progettualità che tenga conto della necessità di garantire adeguate opportunità per migliorare le condizioni sociali ed economiche delle aree più svantaggiate.” Questo territorio infatti, si legge ancora nel documento, “fa parte dell’area montana di confine e per le note vicende geopolitiche del passato non ha potuto avere uno sviluppo armonioso ed equilibrato rispetto alle altre aree della regione e pertanto necessita di particolare attenzione ed adeguati interventi finalizzati alla compensazione di questo mancato sviluppo.”
In questo senso, in tema di gestione delle risorse e degli strumenti di sviluppo, Postregna, Cendou e Zufferli fanno riferimento al fondo montagna, ai programmi europei quali Psr e programmi Leader ma anche all’opportunità di partecipare a progetti trasfrontalieri o ai gruppi europei di cooperazione territoriale (Gect), con riferimento alla legge regionale 26/2014.
Sposando quindi lo spirito della riforma il documento richiama proprio il settimo comma dell’articolo 4 della legge di riordino (26/2014) che offre la possibilità di derogare ai principi del numero minimo di residenti e della continuità territoriale per i comuni in cui vige la tutela della minoranza slovena.
Definito, infine, “non prioritario” in questo momento “l’aspetto collegato a possibili fusioni” dei Comuni, viste le funzioni minimali che resteranno in capo ai singoli municipi.