Ristorazione al tempo del Covid, serve chiarezza nelle regole e nella tempistica

Ci sono state le manifestazioni nelle piazze in autunno. E la clamorosa protesta dello scorso weekend con la campagna ‘ioapro’. I ristoratori sono fra le categorie più duramente colpite – sul piano economico – dalle misure per il contenimento dell’epidemia. Ancora più difficile la situazione per i gestori dei locali nelle zone più periferiche, come le Valli del Natisone, dove è evidentemente più complicato limitare le perdite con le consegne a domicilio o con l’asporto.
Del delicato momento della categoria ci parla Giulia Chiacig che da gennaio 2016 gestisce la trattoria Vartacia, al bivio per Tercimonte (650 metri di altitudine), sulla strada per il Matajur nel comune di Savogna.

Durante lo scorso fine settimana, il 17 gennaio, quando il governo ha ripristinato la ‘colorazione’ delle regioni, alcuni ristoratori hanno lanciato la protesta ‘ioapro’, invitando sostanzialmente a infrangere la normativa in vigore, tenendo aperti locali e ristoranti anche nelle ore serali. Cosa pensi di questa iniziativa?
Capisco benissimo le difficoltà del settore, le vivo in prima linea. È un momento difficile anche per me che comunque ho una famiglia su cui poter contare. Non sono però d’accordo sul metodo che hanno scelto per protestare. Si poteva optare per tenere le porte aperte e le luci accese, senza far entrare i clienti. Senza infrangere la legge.
Dobbiamo trovare un modo per uscire da questa situazione tutelando sia la salute che le necessità economiche. Tenendo in considerazione, però, che alcune persone, che vivono una situazione meno fortunata della mia, sono veramente sul lastrico. C’è chi paga affitti altissimi (la mia fortuna è avere a che fare con il Comune che è attento alle nostre necessità) e ha proprietari che non stanno andando loro incontro.

Cosa ti aspetteresti facesse quindi la politica in questo periodo rispetto alle misure attivate?
Innanzitutto mi aspetterei chiarezza nelle regole e nelle tempistiche. Diventa difficile organizzarsi con scorte e spese nell’immediato, mentre si attende l’ultimo giorno utile per scoprire se il giorno dopo sarà possibile aprire il locale o no. E poi maggior attenzione sui ristori. Io li ho presi, ma sono stati appena sufficienti per coprire le spese fisse: elettricità, commercialista, consulente del lavoro. I ristori andrebbero commisurati al fatturato e alle spese fisse che ci sono. Mi rendo conto che non siamo in Germania, ma qualcosa di più certo andrebbe sicuramente pensato.

Anche perché le condizioni di un ristorante sulla strada del Matajur e quelle di un locale al centro di Udine sono diverse…
Certo. Noi durante il primo lockdown, a primavera, abbiamo provato con le consegne a domicilio per le pizze. È stata anche un’esperienza abbastanza positiva, ma lavorando nelle Valli del Natisone, fra numero di potenziali clienti e distanze da percorrere in macchina, non siamo certo nella stessa situazione di un ristorante in città che ovviamente per delivery e asporto è molto più avvantaggiato. Le difficoltà ‘logistiche’ ci sono già a monte del possibile servizio, già solo per trovare i contenitori adatti in cui consegnare i piatti pronti bisogna andare fino a Udine. In più in questa stagione anche aprire la cucina e scaldare i locali diventa una spesa rilevante. Per questo motivo molti ristoratori valligiani non si attivano per questo servizio. E anche in questo caso sarebbe semplice vedere la differenza di fatturato fra chi può lavorare agevolmente con delivery e asporto e chi no.
Su questo mi aspetterei si muovessero anche gli amministratori locali in modo da far sentire la nostra voce alla Regione. Anche perché la ristorazione nelle Valli del Natisone è uno dei pochi settori che, oltre alla qualità, crea anche economia e occupazione. Con me per esempio lavorano – in questo periodo a chiamata – quattro dipendenti, tutte delle Valli del Natisone. Ed è questo un settore che può ancora crescere, l’abbiamo visto – complice la crisi sanitaria – nei mesi estivi quando avendo a disposizione un ampio spazio all’aperto abbiamo lavorato molto, anche più degli scorsi anni. A fronte di un calo di clienti dall’estero abbiamo avuto tantissimi arrivi di persone che abitano in regione e che magari hanno scoperto queste zone proprio in questa occasione.
(a.b.)

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